RAPERONZOLO
ovvero come un banale ortaggio mutò il corso degli eventi nella vita di un pugno di persone.

Sorgeva una volta, in un bell’appezzamento di terreno, una ridente fattoria (chissà poi cosa aveva da ridere).
La casa era ancora nuova e da poco vi si era stabilita una deliziosa coppia di fattori(Contadini. Altro significato è da escludersi).
Il terreno era vasto e ben curato e la casa, intonacata di bianco, era spaziosa e pulita.
Da circa otto mesi Romano Emiliano Mariano Luciano Esposito degli Esposti e Concetta Maria Assunta Dolores Del Carmine vi si erano trasferiti e da poco la neo-sposa era rimasta in “dolce attesa”……..
Attesa molto dolce, nel senso stretto del termine: nelle ultime settimane, con la scusa della “creatura”(Alien 8) che le cresceva nel ventre, si era fatta invitare da tutto il vicinato nel raggio di cento chilometri.
Così, fra pranzi, cene, colazioni, inaugurazioni, funerali, cocktail-party, matrimoni, cresime e battesimi, era riuscita a fagocitarsi un numero impressionante di torte, pasticcini e dolcezze varie.
A quel punto, dopo otto mesi, i vicini li evitavano come la peste; li avevano messi al bando, tanto che la povera Concetta Maria Assunta Dolores del Carmine in Esposito Degli Esposti in Valchiara era caduta in forte crisi ipoglicemica.
Vedendola così triste, Romano Emiliano Mariano Luciano Esposito Degli Esposti in Valchiara, la spronò a distrarsi preparando il corredino per il nascituro/a.
Concetta (Maria Assunta Dolores del Carmine in Esposito Degli Esposti in Valchiara) che in ogni cosa si tuffava (in senso metaforico) con sacrosanta veemenza si mise di buona lena a ...filare-tessere-tagliare-cucire e ricamare!
Di lì a due mesi aveva confezionato: dodici(un numero simbolico; forse attinente ai mesi dell’anno) copertine in tinta unita, dodici fantasia, una trapunta patchwork, dodici camicine bianche, dodici colorate, dodici calzoncini tinti e dodici bianchi, e poi babbucce, berretti, cappottini, e tutine a profusione.
Già che si trovava, per non restare in ozio, colse l’occasione per rimodernare casa e così aggiunse pizzi e merletti a coperte, tende, tovaglie, asciugamani, presine, stracci e canovacci.
Si fermò solo quando, in una gelida alba, suo marito, specchiandosi in bagno, cacciò un urlo di raccapriccio cadendo a terra in preda alle convulsioni: sua moglie gli aveva bordato lo scollo e i polsi della camicia da notte con del prezioso pizzo Chantilly (Crema Chantilly, Torta Chantilly, Pizzo Chantilly…roba di lusso).
Ormai mancava solo un mese al lieto (?) evento e Romano Emiliano Mariano aveva già intagliato due - tre (mila) cosucce in legno per il nascituro/a.
Tutto sembrava scorrere nei migliori dei modi: la puerpera era fresca e bella come una rosa e tonda come la luna piena, la stagione era ottima e i campi verdeggiavano di ortaggi e frutti.
La quiete prima della tempesta!
Un bel giorno(si fa per dire) Concetta Maria Assunta Dolores del Carmine si accorse di avere lo voglie...e che voglie!
Questa volta la sua ossessione si esplicò sugli ortaggi (che fanno tanto bene alla salute): voleva mangiare solo rape!
Rape: rosse o bianche che fossero, in padella lesse o al forno, ne voleva da mattina a sera.
Odorini aleggiavano per la casa: stufato di rape rosse, rape ripassate, pollo ripieno di rape bianche, frittata di rape, soufflè di rape…non si parlava d’altro; libri e ricettari la facevano da padroni.
Sennonché mangia oggi, mangia domani, i coniugi Esposito rimasero senza rape; anche saccheggiare i mercati rionali diede scarsi frutti (e ortaggi).
Fu così che Concetta Maria Assunta Dolores del Carmine andò in crisi d’astinenza.
La povera donna soffriva terribilmente; aveva le convulsioni, i deliri.
Da mattina a sera sussurrava: ”Raperaperaperaperaperaperapeinpadellarapefrittelessecolpomodoroaglioliopeperoncino…..!!!”
La notte biascicava nel sonno e perfino mentre cuciva non ricamava che rape.
Distrutto dal dolore (alle orecchie) e dalla preoccupazione (per i suoi nervi) Romano Emiliano Mariano prese una decisione drastica nonché fondamentale: rubare le rape nello splendido orto della vicina, (l’erba e le rape del vicino sono sempre più verdi ) la vedova De Profundis.
L’impresa si presentava ardua, disperata nonché titanica (ogni riferimento a film, luoghi, personaggi, transatlantici è puramente voluto), ma Romano Emiliano Mariano aveva sangue degli Esposito nelle vene e non era uomo da poco (ma dabbene sì: casi della vita! )
Col calar delle tenebre, nel momento in cui la luna fu oscurata da nuvoloni, si avvolse (Romano Emiliano Mariano, non la luna) in una sciarpa nera (bordata di pizzo fatto al tombolo da Concetta) e strisciando muro - muro, quatto - quatto s’intrufolò nel giardino/ orto della vicina.
La luna spuntò dietro le nuvole illuminando i filari lussureggianti e ordinati: il lontano verso di un gufo fece trasalire l‘impavido fattore (ereditario) il quale si strinse al collo il manto ricamato.
Cauto come un serpente (ma non puro come una colomba:Luca 19, e seg.)Romano Emiliano Mariano si chinò e raccolse fra il verdeggiar di foglie due o tre rape nascondendole in un canevaccio ( bordato di pizzo a filet)
Silenzioso sgattaiolò fino al cancello, guardingo tese la mano per aprire il saliscendi ma…qualcosa di gelido lo imprigionò!…
Trattenne a stento un urlo: si padroneggiava a fatica.
Vestita di viola e nero la vedova Walfrida de Profundis in Marini, Baggio, Ronaldo, Origami, Sushi, Shumacher, Fellini, lo scrutava fra i veli svolazzanti che le scendevano dall’elegante cappello a tesa larga
- Cosa prendi dal mio orto? - La sua voce era sottile e tagliente come una lama.
Romano Emiliano Mariano si sentì il sangue ghiacciarglisi nelle vene (e dove sennò) -…tre…r rape…ne…ho assoluto bisogno - balbettò non osando alzare gli occhi (dalle scarpe di pitone viola della vedova).
- E sia, ma il primo essere vivente che ti verrà incontro sarà mio!! - esclamò con un sussurro maligno la vedova. Detto questo si voltò scomparendo in un turbinio di veli .
Romano Emiliano Mariano era disperato.
Tanta fatica e poi? Singhiozzò…Sicuramente la sua dolce mogliettina nel suo delirio raperonzolato gli sarebbe corsa incontro gettandogli le braccia al collo.
Scoraggiato entrò nel suo podere; guardingo aprì la porta, avanzò cauto guardandosi attorno con circospezione ma ecco …che il cane gli saltò addosso sbattendolo a terra: Concetta Maria Assunta era salva!!

Il giorno dopo la vedova si vide recapitare (pacco espresso) Blitz il feroce cane degli Esposito così nominato per la sua abitudine di far rapidi attacchi seguiti da fughe repentine!
Così tutto si risolse nel migliore dei modi e per circa dieci giorni la vita scorse tranquilla alla fattoria Esposito.
Ultimamente però nelle feste di paese e nei giorni feriali, la vedova ostentava un neo-look lacero stracciato (gli storici ricollegano la comparsa del cane al nuovo look della vedova: i famosi blitz di Blitz ).

Senonchè Concetta Maria Assunta ebbe una pesante ricaduta; una crisi d’astinenza costrinse Romano Emiliano Mariano a legarla al letto e a prendere provvedimenti drastici.
Così a notte fonda avvolto in un nero mantello (bordato di pizzo Sangallo) Romano Emiliano Mariano strisciò di nuovo nell’orto confinante.
Aveva appena acchiappato un ciuffo di rape quando Blitz lo placcò a terra e da un turbine di stracci nero viola emerse la vedova de Profundis (Marini, Baggio, Ronaldo, Origami, Sushi, Schumacher, Fellini).
- Cosa prendi nel mio orto? – esordì, casualmente, in tono acido la gentil donna.
- Cocomeri! - si spazientì il poveretto sull’orlo d’una crisi nervosa, in mano teneva ciuffi di rape.
- E sia, ma il primo essere vivente…..- continuò la vedova per nulla turbata dal cambio di copione.
Così con il cuore in gola, Romano Emiliano Mariano tornò a casa esausto: gli ululati di sua moglie riecheggiavano nella notte: ”raperaperaperaperape……”
Non appena, oramai rassegnato alla perdita dell’amata consorte, aperse la porta il gatto Brandell gli si catapultò sul viso lasciando un visibile segno del suo passaggio. Il gatto era stato chiamato così in onore ad un suo certo vizietto di ridurre a strisce tutto quello che gli capitava sotto le zampe.

Così la vedova, in virtù del patto, si vide recapitare Brandell con un bel fiocco di pizzo Sangallina: lo scambio gatto/rape non la rese per nulla felice ma le toccò star zitta e salvare la sua dignità (lacero/contusa).

Purtroppo Concetta Maria Assunta non conosceva mezze misure, perciò almeno due volte a settimana suo marito si sottoponeva all’estenuante maratona notturna.
Allo scadere del nono mese la situazione era la seguente: Vedova Walfrida de Profundis (Marini, Baggio, Ronaldo, Origami, Sushi, Schumacher, Fellini): un cane feroce, un gatto schizoide, una mucca stitica, un coniglio nevrotico, un gallo muto, un cavallo zoppo, un maiale con tendenze suicide e una pecora con la paranoia.
Rape zero.
Romano Emiliano Mariano: pazienza sette gradi sotto zero, animali da cortile scarsi, lividi tanti…
Sì perché, in tutto questa maratona, Concetta Maria Assunta s’era messa in testa che lui e la Walfrida fossero amanti e questo avrebbe spiegato i costosi doni che lui faceva alla vedova (gli animali da cortile).
Finalmente in mezzo a tanta confusione Concetta Maria Assunta ebbe la decenza di mettere al mondo una splendida bimba.
Romano Emiliano Mariano, felice come una pasqua, voleva chiamarla Notturnia in ossequio alle sue allucinanti nottate a caccia di rape. Sempre in perfetto accordo la puerpera, vedendo quel capolavoro di neonata cresciuta a dolci e rape decise di chiamarla Delicia.
In effetti Delicia era uno splendore tutta bianca e rosea come una pesca, grassottella come una rapa, con ricci biondi e occhi verdi color appunto cime di rapa: una delizia.
Ma la “Delizia” non mancò di far onore al suo primo nome riuscendo con un record massimo a far passare sette notti, su sette, in bianco ai suoi amati genitori.
Quando finalmente imparò a dormire (ad un mese dalla nascita) cominciò a succhiare e sbocconcellare tutti i pizzi e merletti della casa (che non erano pochi).
Notturnia Delicia era perenne fonte di litigio fra i suoi genitori.
La sua presenza era talmente devastante da non sapere veramente a chi attribuire tutti i malevoli caratteri genetici.
Non appena, subito, fu in grado di gattonare cominciò a devastare le piante dell’orto. Suo padre dietro, la rimproverava urlando - Delicia sei una vandala irresponsabile come tua madre !-
In casa la piccola sbaraccava tavole apparecchiate con la rapidità di un prestigiatore e sua madre le urlava - Notturnia sei una scialacquona prodiga come tuo padre! –
Si erano quasi abituati ai suoi vandalismi quando la piccina imparò a camminare e a parlare quasi nello stesso giorno…un incubo senza fine!!!!!
Così tra piatti, piante, muri, coperte, mobili e pizzi la ridente fattoria Esposito ebbe ben poco da ridere.
Furono anni grami, costellati da liti e nervosismi, ….ma in qualche modo seppero venirne a capo.
Notturnia Delicia era l’incubo del vicinato e ormai quasi nessun paesano, nel raggio di cento chilometri, si faceva più infinocchiare dai suoi bellissimi occhi e dall’aria di dolce cherubino.
Romano Emiliano Mariano aveva già tentato due volte di perderla, casualmente nel bosco; ma non aveva fatto i conti con il finissimo senso dell’orientamento di Notturnia.
Peggio di un piccione viaggiatore.
Per non essere da meno Concetta Maria Assunta aveva provato, sempre casualmente, di intossicarla con minestre e stufati vari ma non aveva tenuto in debita considerazione lo stomaco di Delicia abituata fin dal grembo materno a cibi delicati e sopraffini (rape e pasticceria varia).
Come se non bastasse Delicia si era allenata masticando merletti e mobili: cosa poteva sfiorarla?!
Cosa? Si domandavano i suoi genitori disperati.
A cinque anni era bella, intelligente, forte, immune a tutto, con una parlantina degna d’un piazzista e totalmente devastante.
Proprio in quel tragico frangente la vedova de Profundis (e seguenti) venne a far valere i suoi diritti; in fondo una buona percentuale della creatura le apparteneva (le famose rape).
La vedova, donna di bell’aspetto, aveva alle spalle una lunga scia di disgrazie: all’età di venticinque anni aveva già seppellito ben dieci mariti spirati in circostanze lievemente misteriose.
Vuoi che fosse la sua cucina, vuoi che li stancasse con la sua enorme carica sessuale, i poveretti (poveri multimilionari ) duravano al massimo un anno, poi un fato crudele li separava dall’adorata Walfrida vedova inconsolabile.
Ma come accusare la poveretta?
Un’intossicazione (assai selettiva) alimentare, uno scivolone sulle scale bagnate, una malattia tropicale (in Europa), un infarto, una caduta da cavallo, il morso di un serpente africano, un rito Vodoo…
Tutte sfortunate causalità che avevano lasciato il suo cuore spezzato e il suo conto in banca alle stelle.
Comunque sia, la brava donna soffriva molto di solitudine e, a parte quotidiane visite al cimitero e le assidue cure dell’orto/giardino, era evitata da tutti i paesani che chissà perchè, erano molto restii ad invitarla a prendere anche una tazza di thè !
Ah…i pregiudizi della gente!!
Dopo questo breve preambolo ritroviamo la vedova festosamente (e non fastosamente) accolta in casa Esposito.
D’animo sensibile qual era Walfrida si rese conto che i poveretti dovevano aver subito un rovescio finanziario o una qualche calamità….
La casa era quasi un rudere e i coniugi pallidi e cenciosi, smagriti, non parevano più quelli d’un tempo.
-Visto che la bambina è stata nutrita a rape del mio orto- esordì con molto tatto Walfrida cercando un posto decente dove sedersi - mi occuperò di lei e la crescerò nella mia casa facendola diventare una gentil donna mia pari!
Delicia era in cortile a lapidare i polli.
Gli Esposito si guardarono con complicità: Concetta (più Assunta che mai) levò una flebile protesta, Romano azzardò vaghe scuse, diritti, dolori, crisi…
Vedendoli così fermamente decisi a non separarsi dalla loro creatura, commossa da quel profondo affetto che univa la deliziosa famigliola, Walfrida si offrì di restituire tutti gli animali da cortile e aggiunse un sacchetto di monete sonanti.
Con scatto felino Romano Emiliano Mariano corse in cortile e acchiappata la bimba e la consegnò alla madrina. - Da oggi ti chiamerai Raperonzolo in perenne memoria del contributo vitale che ho portato alla tua nascita!!- Esordì soddisfatta la vedova con i lucciconi agli occhi.
Raperonzolo Notturnia Delicia spalancò gli occhioni verdi e alzato il visino verso la sua madrina le chiese - cosa c’è per cena nonna?-
La vedova ebbe un lieve sussulto- zia, cara, per te sono zia Walfrida! Non vedi quanto sono giovane e bella?-
- Si, ma cosa c’è per cena?- Insistette la piccola tendendo le braccine paffute verso la vedova.
Commossa la suddetta la prese in braccio e cominciò a narrarle di favolose pietanze.
La bimba si strinse al collo della madrina cominciando a mangiucchiare un nastro viola del suo cappello.
Gli Esposito guardavano la loro piccola con gli occhi colmi di lacrime…di gioia.
La vedova era soddisfattissima (nonché ignara del pericolo incombente); avrebbe fatto della deliziosa Raperonzolo una sua copia perfetta: la figlia che l’amaro destino (l’arsenico probabilmente) le aveva negato.
Così portò la bimba nella sua splendida villa piena di arazzi, mobili intarsiati, cristallerie e opere d’arte.
- Un giorno, tutto questo sarà tuo !- Esclamò spalancando le porte dei saloni e mostrando alla sua protetta tutti i tesori accumulati in anni di matrimoni.
- Quando morrai?!..- Chiese l’innocente giocando con due statuine di porcellana del valore approssimativo di sei milioni l’una.
- No,- scattò rapida Walfrida sfilando le statuine dalle manine paffute – quando sarai diventata una vera signora, come me!-
Sperava così di scongiurare nascenti tendenze omicide nella dolce Raperonzolo.
La bimba la squadrò dubbiosa – sarai anche una signora, ma ami ostentare! Confido di crescere con più sobrietà!- Decretò prendendo possesso di una poltrona di velluto rosso bordata con nappe dorate.
La vedova sbiancò, s’imporporò, collassò e poi vomitò sul tappeto persiano.
Il resto è avvolto nella leggenda.

Quella sera stessa i coniugi Esposito brindarono alla felicità ritrovata e subito cominciarono a restaurare la proprietà. - La punizione Divina si è allontanata da noi: non ruberò mai più; manco un filo d’erba!- giurò Emiliano Romano Mariano.
E sua moglie l’amò !
Una nuova alba si levò sulle due proprietà confinanti, l’alba di una nuova era!
A svegliare i coniugi Esposito non fu il canto del gallo, ma urla raccapriccianti e rumori di cocci.
Gli Esposito, che la sapevano lunga, fecero orecchie da mercante rivoltandosi nel letto.
La vedova poteva dirsi soddisfatta: le sue rape le erano state restituite con gli interessi!
A mezzogiorno un urlo lacerante riecheggiò nella calura meridiana.
Gli uccelli ammutolirono, il sole si fermò (una casualità) e gli Esposito si guardarono con un sospiro.
Di lì a poco una lucida carrozza color ebano decorata con pennacchi neri e viola,trainata da superbi cavalli neri, finemente bardati in oro, partì dalla villa di gran carriera.
La lussuosa vettura entrò nel bosco fino a fermarsi in una radura dove sorgeva una vecchia torre restaurata e rimaneggiata.La vedova e la sua figlioccia scesero dalla vettura .

La costruzione era stata alzata di qualche metro, le mura restaurate, l’interno tappezzato di broccato con tendaggi di velluto.
Tappeti orientali erano stati stesi sul pavimento di gelida pietra: arazzi, mobili intarsiati e divani di seta e broccato completavano l’arredamento.
- Questa sarà la tua casa….cominciò la vedova facendosi aria con un raffinato ventaglio viola, di piume di struzzo, - dai l’addio alla tua squallida vita da contadina e preparati, come la fenice, a rinascere dalle tue ceneri più….- Nel frattempo Raperonzolo era già entrata nella sua magione e sfasciato un tavolo di cristallo e un vaso finto Ming.
Sconvolta la vedova acchiappò il cesto di viveri che aveva con sé e buttandolo nella torre chiuse il portone a chiave e ordinò al cocchiere di sprangare la porta con alcune (migliaia) assi di legno.
Improvvisamente, si era scoperta seguace di nuove teorie pedagogiche sull’educazione a distanza; mantenere un rapporto formale con il docente avrebbe aiutato Raperonzolo a farsi strada nella vita.
Con uno scatto secco chiuse il ventaglio e voltate le spalle alla torre montò in carrozza. - Ambrogio, ho voglia di qualcosa di speciale! La mia non è una voglia specifica, bensì l’ombra d’una idea che mi attraversa la mente !!-Sospirò stancamente.
Ambrogio: il fedele cocchiere, non si scompose, schioccò la frusta e i cavalli si mossero all’unisono. - La porto da Bulgari, Signora?!!-
- Sei impagabile, ricordami di aumentarti lo stipendio! - Cinguettò Walfrida rilassandosi fra i cuscini di velluto viola decorati di nappe d’oro.

La nuova sistemazione di Raperonzolo si rivelò ottimale: quando di buon mattino (circa le 11,45 a.m. ) la vedova, poggiata una scala a pioli alla torre andò a trovare la sua protetta, trovò l’arredamento della torre leggermente diverso da come lo ricordava.
La bimba aveva accostato in un angolo ninnoli e porcellane varie, eliminato i mobili superflui mettendoli gli uni sugli altri, e sistemato un massiccio divano di velluto viola bordato con nappe cremisi davanti alla finestra.
La vedova trattenne un singulto, sospirò…
Sapeva ormai (l’esperienza del giorno precedente)che la piccola possedeva notevoli qualità….
Non si domandò nemmeno come avesse fatto una bimba di cinque anni a spostare tutta la mobilia. Raperonzolo grazie alle rape era una creatura nobile, speciale, particolare, nonché mitica.
- Zia, ti aspettavo con impazienza. Non è questa l’ora di presentarsi; è quasi mezzogiorno e fra poco dovremo pranzare! Vorrei che tu fossi puntuale la mattina e ti rammentassi che ti sei assunta un impegno nei miei riguardi! Spetta a te crescermi come una donna che sappia assumersi le proprie responsabilità e far fronte ai propri obblighi morali! -
Walfrida cadde giù dalla scala.
Ambrogio recapitò a Raperonzolo il cesto del pranzo e portò la sua padrona all’ospedale per una visita di controllo.

Passò una settimana e finalmente una fresca mattina di primavera la carrozza della vedova si fermò sotto la torre. Il sole sorgeva in quel momento e Walfrida si era equipaggiata con libri e vivande.
Per quell’occasione aveva indossato un severo tallieur cremisi bordato d’oro e si era rialzata i capelli in uno stretto chignon: era l’immagine vivente del rigore morale e della severità.
Ambrogio, attendendo il fantomatico aumento di stipendio, si era vivamente congratulato con lei (la vedova ottima economa con i soldi degli altri, pagava quando si ricordava; cioè mai) per il suo look.
Aveva, Walfrida, studiato tutto in modo da cogliere in” flagrante” l’amata figlioccia.
Ambrogio appoggiò la scala (foderata di velluto nero) al muro e, con l’eleganza che la contraddistingueva, la de Profundis s’inerpicò su per i pioli.
Arrivata in cima, alzò le mani per sorreggersi al davanzale allorchè i suoi occhi incontrarono quelli verde rapa della bambina. -Ti stavo aspettando!- La salutò gelida tendendole la mano per aiutarla a salire; la bimba era appollaiata sul divano ingombro di libri e cibarie.
Walfrida ingoiò il rospo (passava lì per caso) ed entrò nella torre.- Sono contenta che tu sia venuta - la piccola sorrise melliflua - ci sono un paio di cose che non sono riuscita a capire. - Le manine paffute tesero verso di lei il celebre libro del Manzoni.- In effetti la storia è un po’ banale, scontata…-
La vedova sbiancò accasciandosi sul davanzale.
- Stai tranquilla – la rassicurò dolcemente la piccola - ho segnato a matita i pezzi che mi sono incomprensibili. Prendi una rapa, forse hai un calo di zuccheri! L’angioletto biondo le tese una zuppiera colma di quegli squisiti ortaggi.
- Co…co…come h..ha..hai.. im..impa..ra..to a le..le..legge..re?..- balbettò la vedova tendente al cianotico.
Con le tenere manine la piccina tirò fuori un libro: “Abbecceddario super illustrato”- è stato un gioco da bambini”- sorrise (o forse ghignò) tranquilla.
La vedova cadde in deliquio.

L’esperienza modificò radicalmente le idee della De Profundis rendendole decisamente più… radicali.
Dopo essersi ripresa dal collasso nervoso, andò in città e comprò uno stock di piccioni viaggiatori .
Immediatamente fece costruire due voliere di cui una sulla sua magione e l’altra nella torre, poi installò un piccolo montacarichi su quest’ultima e finalmente si rilassò.
Così all’alba di un qualsiasi giorno di autunno Raperonzolo ricevette il suo primo telegramma.
Un piccione viaggiatore di posò sul suo davanzale; rapida l’afferrò e…gli torse il collo.
Stava per farlo allo spiedo quando vide legata alla zampa una striscia di carta. Curiosa la aprì e lesse. ”Conscia dovere tua educazione stop importante seguire nuova metodo didattico stop leggi stop scrivi stop invia tramite volatili stop Sempre nel mio cuore e in niente piu’ stop Walfrida stop”
-Tipico atteggiamento irresponsabile, non farà mai nulla nella vita! Uno spreco!- Raperonzolo gettò il telegramma alle fiamme e cucinò il volatile.
In un primo momento fu impegnata a domare le fiamme che avvolsero la sua cena (non aveva spennato il piccione) poi tutto si svolse nel migliore dei modi.

Così passarono gli anni e il rapporto fra Walfrida e Raperonzolo si rafforzava ogni giorno di più; esse grazie ai piccioni si tenevano in contatto costante.
Sulla magione della vedova volteggiava uno stormo di piccioni in attesa di potersi posare e consegnare i messaggi; Raperonzolo scriveva un messaggio al minuto e il più breve era di due facciate di foglio protocollo.
La vedova aveva assunto quattro segretarie per sbrigare la sua corrispondenza con la figlioccia.
Quanto ai piccioni, essi erano ormai dotati di imbracatura speciale per poter portare le missive di Raperonzolo.
La fanciulla provvedeva anche all’eliminazione dei piccioni vecchi o feriti facendoli finire in padella o allo spiedo.
- Contessa…- Violetta una delle segretarie si avvicinò alla poltrona di broccato d’oro su cui era sparapanzata la neo-vedova Walfrida de Profundis, Baggio,Marini, Ronaldo, Origami, Sushi, Schumacher, Fellini, del Piero.
La nobile indossava un abito di lustrini neri e un velo le copriva il volto; il suo ultimo marito Pippo del Piero era morto alcuni giorni prima stroncato da un’indigestione fatale lasciandola vedova inconsolabile con un capitale incalcolabile.
- Dimmi cara – singhiozzò Walfrida giocherellando con il bracciale di smeraldi che le circondava il polso destro (al sinistro ne aveva uno di rubini ).
- Una poesia della vostra figlioccia, ve la leggo.
“LUNA
CIELO SCURO, LUNA
SCURA
NOTTE,
LUCE
CHIARA,
LUCE
MONETA
DISCO
ARGENTO”

Walfrida scoppiò in un pianto dirotto.
Violetta si ritirò discreta, la contessa non mancava mai di commuoversi ascoltando le produzioni della sua figlioccia.
- Contessa? – La seconda segretaria Rosetta si accostò alla poltrona di broccato tenendo in mano un libretto formato quaderno, color rosa antico.
Con un inchino lo tese alla sua augusta padrona dall’aria vagamente scocciata.
- Leggi tu – sbuffò la donna sventolandosi con un ventaglio di piume di pavone e pizzo verde smeraldo.
-E’ un libro di poesie si intitola - “Dall’alto di una torre”- la prima è dedicata a voi; s’intitola Walfrida!”
La musa ispiratrice abbozzò un sorriso.
- Ve la leggo:
WALFRIDA
BROCCATI, NASTRI, PIZZI, ORPELLI
OCCHI D’AMBRA, PELLE D’AVORIO
VELLUTI, SETE, LINI, GIOIELLI
WALFRIDA, L’ESSENZA DELLA VITA”
La contessa rimase interdetta; non sapeva se essere lusingata o furiosa.
Certo Raperonzolo aveva toccato alcuni punti salienti del suo carattere.
- Milady, vostra nipote ha veramente un gran talento…ed una tecnica descrittiva lapidaria. Rosetta sfogliava il libro di poesie con evidente interesse.
- Ed è anche molto bella, che capelli…!- Chiaretta mostrò alle compagne un volume verde rapa aperto alla prima pagina.
- Raperonzolo? Su quel libro c’è un ritratto Raperonzolo?!..- La contessa vedova si alzò dalla poltrona afferrando il volume. “Prigioniera della torre” s’intitolava e in terza pagina vi era un bel ritratto ad olio della giovane scrittrice: indossava un vestito candido bordato d’oro e lunghissime trecce bionde le incorniciavano il volto roseo e paffuto.
- Ma chi le ha fatto il ritratto, il vestito i libri..?? Come ha fatto se la torre è murata?? Raperonzolo è uscita, Raperonzolo è in giro per il mondo, calpesta questa stessa terra…respira quest’aria, conosce questa casa!!!- Il ventaglio le scivolò di mano, strabuzzò gli occhi, ebbe un conato di vomito, un attacco di angina pectoris, una emiparesi, uno chock-anafilattico.
- Contessa!- esclamò Violetta sorreggendole la schiena.
- Milady! – esclamò Chiaretta sorreggendole la gamba destra.
-Vedova De Profundis, Marini, Baggio, Ronaldo, Origami, Sushi, Schumacher, Fellini del Piero!- Esclamò Rosetta che era una persona di poche parole, sorreggendole la gamba sinistra.
Walfrida ebbe sette minuti di deliquio, poi con un urlo si risvegliò.
- Ambrogio!-
Le vetrate tintinnarono.
In un momento la porta si aprì il maggiordomo comparve con un vassoio (50cm.x50cm.) pieno di cioccolatini …d’ogni tipo.
- La contessa vedova, milady, ha chiamato?!!- Esordì con un smagliante sorriso.
La titolata in questione afferrò sette cioccolatini ai liquori misti e li ingoiò (erano senza carta).- Attacca i cavalli; andiamo alla torre!- Biascicò, con la bocca sporca di cioccolata e gli occhi luccicanti.
- Subito eccellenza!- Ambrogio stava per defilarsi allorchè Walfrida spazzolò altri sette cioccolatini.
- Porta la lupara – suggerì avviandosi nel guardaroba per indossare un abito da viaggio.
In meno di quattro ore Walfrida era pronta, avvolta in un tubino color prugna guarnito da intarsi di pizzo chantilly.
Ambrogio l’aspettava tenendole lo sportello aperto, i cavalli scalpitavano.
Walfrida si accomodò sul velluto scuro e in un attimo i destrieri partirono al galoppo.
Come il lettore ricorderà la torre sorgeva quasi ad un chilometro dalla villa della vedova per cui quando giunsero davanti alla suddetta costruzione i poveri animali schiumavano dalla fatica (?)
Davanti alla torre era sorto un accampamento multicolore, pareva quasi un circo!
Sul prato c’era un andirivieni di persone con fogli in mano, pittori intenti a ritoccare ritratti di Raperonzolo, donne con cesti di fiori, vassoi traboccanti di tartine, panini, pasticci di carne e di ogni ben di Dio. Walfrida afferrò al volo quattro panini, poi ormai cianotica, urlò con quanto fiato aveva- Raperonzolo!-
Un mattone lisciò uno dei pittori.

Dalla finestra si affacciò la sua figlioccia: le lunghe trecce ciondolarono sul davanzale e ben oltre fino a toccare la base della torre – Zia cara, avete fatto presto. Sono quasi pronta!!-
- Pronta, pronta per cosa ? - Walfrida scrutò l’abito bianco della ragazza, il velo che le copriva la testa – cos’è tutto sto’ tafferuglio?-
- Avanti, sali!- Raperonzolo si afferrò al davanzale.
Walfrida la guardò smarrita.

- Le trecce, le trecce: usale come scala! Sai, fu un idea di Prolisso…un genio!.. - Commentò la ragazza con un luccichio negli occhi color cime di rapa.
Walfrida cominciò ad arrampicarsi aiutata da Ambrogio, che appoggiata la vecchia scala al muro, la sosteneva incoraggiandola.
Finalmente la vedova de Profundis (& Co.) si issò sul davanzale.
Raperonzolo nel frattempo prese le cesoie si tagliò i capelli, poi legò ben bene le trecce al davanzale.
- Potresti farmi un breve riassunto, credo di aver perso qualche tua lettera, Solo oggi ho trovato i tuoi libri –“Dall’alto della torre” e “Prigioniera della Torre” - Walfrida si guardò intorno cercando un posto dove sedersi: pile di libri occupavano ogni posto disponibile.
- Ah! – Raperonzolo la fulminò squadrandola con aria furibonda - quei libri li ho scritti cinque anni fa!-
- Potresti farmi una linea cronologica, un riassuntino – Walfrida cominciava a perdere terreno; sai ho avuto da fare!-
- Mentre tu egoista, pensavi ai tuoi piaceri io lavoravo per costruirmi un’ identità, un’indipendenza!- Cominciò la fanciulla con tono furibondo/struggente - Ho preso lezioni per corrispondenza, ho cominciato a sondare la mia anima, ho scritto poesie e le ho inviate a mezzo mondo.
Finalmente, cinque anni fa, un celebre editore mi ha risposto e ho cominciato a pubblicare libri: il primo è “ Dall’alto della torre “ una raccolta di struggenti poesie. Ha fatto seguito “Prigioniera della Torre “ una commovente autobiografia.
Visto il successo ho scritto un romanzo storico ”Fanciulla della torre “ il primo di una trilogia. Il secondo “Lontano dalla Torre” è stato un best-seller. Per questo ho subito scritto “Ritorno alla torre” con il quale sono diventata miliardaria.
Nel frattempo il mio editore mi ha confessato il suo struggente amore dedicandomi un libro di poesie di tremila pagine “CimadiRapa“. Con quel libro è diventato multimiliardario vincendo il premio “Strega”.
Commossa gli ho risposto con un libro che è un ode all’amore “Su per le trecce”; sì, perché è stato lui a ideare questo modo romantico per incontrarci, per poterci finalmente guardare in viso, sfiorare la sua pelle di seta, le sue labbra di rubino!
Così mentre le trecce crescevano il nostro amore si rafforzava. Ispirata scrissi un libro in cui analizzavo un sentimento puro come l’amore che mette le ali al cuore a alla mente : “ Vivisezionando il cuore “ ebbe un tale successo che Prolisso Scribacchino , il mio amore/editore mi convinse a scrivere il seguito “Lobotomia di un amore “.
Diventammo così ricchi da far schifo perciò regalammo un quarto del patrimonio in beneficenza. -
Walfrida ebbe le convulsioni ma Raperonzolo non se ne dette per inteso.
- A quel punto decidemmo di sposarci ma Prolisso ebbe un incidente di carrozza e dovetti assisterlo per un anno perché rischiava di rimanere paralizzato. Lo trasferirono qui e io mi dedicai a lui anima e corpo. Per distrarlo cominciai a raccontargli delle storie con un leggero sottofondo erotico. Gli piacquero così tanto che si riprese in fretta e volle pubblicarle sotto il titolo di “Notti nella torre”.
Il pubblico andò in delirio perciò scrissi il seguito “Crepuscolo al torrione”, piacque tanto da richiedere un seguito perciò composi “Lunghi pomeriggi nella torre d’ovest”.
Pensammo dunque di sposarci e Prolisso cominciò a sbrigare le formalità.Purtroppo ad un mese dal matrimonio suo fratello Poesio ebbe una ricaduta; da anni Poesio lottava contro l’alcool…..
L’avevamo iscritto all’Anonima Alcolisti , alla Lega per gli Alcolizzati, al Centro per la Disintossicazione dagli Alcolici e al Gruppo per le Tossicodipendenze.
Per tre anni tutto era andato a gonfie vele….ed ora!
Rinviammo il matrimonio e portammo Poesio a vivere qui!-
-Tutti e tre nella torre?- Walfrida cominciava ad innervosirsi,
- Bè, - sbuffò la fanciulla - c’era anche la cameriera, il maggiordomo, il giardiniere dormiva fuori…
Abbiamo rispettato le convenienze non preoccuparti. - Rispose Raperonzolo seccata - .... comunque sia cominciai a scrivere dei versi per Poesio; essi risvegliarono in lui qualcosa che era profondamente sopito nel suo animo tormentato. Per questo decise di rispondermi e componemmo insieme il libro “Eutanasia degli alcolici “.
Piacque così tanto che i terapeuti lo adottarono nella cura degli alcolizzati.
Poesio incoraggiato dal successo volle scrivere “Va dove ti porta la bottiglia”. Il libro ebbe 140 ristampe, Poesio smise di bere e sposò una terapista . E’ diventato anche lui multimiliardario. -
Walfrida sbiancò e sviluppò un’istantanea orticaria da livore.
- Io gli dedicai un libro – continuò implacabile Raperonzolo - “Lontano dagli alcolici” e presi il premio Nobel.
Fu a quel punto che Prolisso mi chiese nuovamente di sposarlo; purtroppo in quel momento attraversavo un periodo di crisi e tergiversai.
Lui, addolorato, se ne andò da qui. Io rimasi sola con il giardiniere, le cameriere e il maggiordomo a piangere e a mangiare rape e pensai di entrare in convento. - Al solo ricordo la tenera fanciulla sospirò asciugandosi una lacrima – Straziata composi un doloroso libro di poesie “Angoscia profonda”; Prolisso lo lesse e capì cosa attanagliava il mio cuore arido, la mia anima straziata.
Subito scrisse e mi dedicò il libro “Scacciato dalla torre”; io lo lessi tutto d’un fiato e finalmente capii che lo strazio della mia anima era dovuta alla profonda solitudine nata dall’assenza di una figura materna!-Raperonzolo si erse in tutta la sua statura (1.60 scarsi) puntando un dito accusatore sulla vedova - insomma, Walfrida, è colpa tua che fin da piccola mi hai relegata, murata viva in questa torre. - Sospirando affranta si sedette di nuovo di fronte alla matrigna, che cianotica, disperava di poter uscire viva dalla torre - Scrissi dunque un libro autobiografico sul nostro rapporto conflittuale, lo intitolai “Murata nella torre”.
Vinsi tutti i premi disponibili e decisi di sposare Prolisso: per questo ti ho inviato la partecipazione. -
Raperonzolo finalmente tacque; il piedino delicato batteva nervosamente al suolo, gli occhi verdi splendevano come due fiamme.
Walfrida, frattanto si era ripresa, e sentendo nominare premi e denaro aveva ricominciato a ragionare; rapidamente aveva preso qualche appunto e risolto brillantemente il problema. - Mia cara – sussurrò mandando a memoria due, tre calcoli che aveva fatto mentre la figlioccia le narrava dei suoi successi libro/pecuniari - hai assolutamente ragione…Per riparare al danno socio-affettivo che ti ho arrecato da oggi in poi mi prenderò cura di te e dei tuoi diritti d’autore. Saremo di nuovo una grande famiglia editorial-miliardaria. - La vedova sfoderò la sua migliore faccia da funerale e riuscì a farsi scendere copiose lacrime (era molto ben allenata).- Lascia che ti accompagni all’altare e perdona quest’infelice vedova che ti ha congelato il cuore. -
Raperonzolo rimase un po’ interdetta poi però, si ritrovò stretta fra le braccia dell’amata/odiata madrina e non seppe resistere a quell’amore a lungo desiato, che le stava mozzando il respiro (da anni la vedova frequentava una palestra di body bilding).
Suonarono le campane, la chiesa era ormai pronta, lo sposo attendeva.Raperonzolo e Walfrida si calarono lungo le trecce fra le ovazioni dei presenti.
Una nuova vita insieme le attendeva.


EPILOGO
Raperonzolo e Prolisso vissero felici e contenti ed ebbero ben sette figli.
Walfrida andò a vivere con loro occupandosi di tutta la gestione della casa editrice e dei diritti d’autore.
Saggiamente gli sposi le offrirono anche l’istruzione dei loro figli che riuscì ottimamente.

lunedì 10 settembre 2001