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| -……devi…promettermi….che…- ansimò la donna asciugandosi il volto pallido e sofferente. - Mamma, mamma cara! singhiozzò la fanciulla correndo dietro alla carrozza che la distanziava ogni minuto sempre più. Il cielo era plumbeo, un freddo vento spirava da nord: la temperatura stava calando rapidamente. -…diventa…una vera signora, fallo per me! urlò a squarciagola la dama sporgendosi dal finestrino del cocchio. - Mamma, mamma….!- spossata la ragazza si fermò guardando il veicolo sparire all’orizzonte in una nube di polvere. Mamma…volevo dirti…- una lacrima le scivolò sul volto eburneo - …volevo dirti…che hai scordato la parure di diamanti! La fanciulla strinse al petto l’astuccio di marocchino rosso, poi facendo spallucce si asciugò la lacrima e voltandosi si diresse verso la lussuosa magione che si profilava innanzi a lei. - Diventerò una vera signora… mamma cara, proprio come te! Te lo prometto! gridò la ragazza col braccio teso verso il cielo. Una leggera pioggerella primaverile l’inzuppò completamente. - E’ l’agente del fisco! Urlò una fanciulla dai lunghissimi capelli neri scrutando da uno spiraglio della tenda di batista bianca. - Vai Cenerentola...- un’elegante matrona si sporse dalla balaustra dello scalone d’onore in marmo di Carrara tirando un cordone, in seta ritorta, appeso accanto al prezioso tendaggio di damasco viola. Immediatamente la splendida, nonché opulenta, stanza subì una repentina trasformazione: le pareti di seta marezzata divennero squallidi muri giallognoli e scrostati, i mobili assi inchiodate e impiallacciate…Dall’alto dello scalone discese, a ricoprire i gradini di marmo, una guida in pura tela di sacco.In un istante lo squallore aveva invaso la casa. - Uffa! - la ragazza chiamata Cenerentola spinse indietro la selva cinerina che faceva passare per capelli e, mentre il campanello suonava insistentemente, si volse verso l’elegante matrona immobile in cima alle scale. - Perché sempre io e non Jessica?!- Borbottò seccata indicando la moretta in finestra. - Perché..- Jessica guardò Cenerentola il cui abito marrone oltre ad essere liso sfoggiava alcune vistose patacche di sugo e untume; il grembiule rattoppato e il viso fuligginoso completavano un quadro già di per sé perfetto. Perché tu sei molto più eloquente e disinvolta di me! Disse infine cercando di non tradirsi in un momento tanto cruciale; dall’alto della sua postazione la madre le faceva occhiacci e gesti di scongiuro. - In che senso? Cenerentola scrutò prima sé stessa, poi Jessica i cui lucenti capelli erano pettinati in un elegante chignon ornato di nastri rosa, il cui colore riprendeva quello dell’abito di seta e pizzo, che indossava con lo stile di una principessa. Se è per la pettinatura…!? arricciò il naso dubbiosa. - Cenny, cara, apriresti la porta?!- Insistette la matrona a cui lo scuotimento ripetuto del campanello cominciava a dare sui nervi mi pare che l’agente del fisco stia suonando un po’ insistentemente.. Non vorrei che tornasse con la guardia cittadina! Aggiunse poi con uno smagliante sorriso. Sbuffando Cenerentola aprì la porta mentre le sue parenti correvano a prepararsi per il solito teatrino settimanale. Che nun te pare n’circo sta casa? Bofonchiò seccataL’uomo sulla soglia di casa, rigorosamente vestito di nero, scrutò orripilato la fanciulla dagli occhi chiari che lo osservava con aria di sfida. - Casa Iuinn/Forestal? Domandò dubbioso sbirciando la catapecchia che intravedeva oltre le spalle di Cenerentola. - Certo, cos’è analfabeta? Nun vede che l’hanno scritto pure sur campanello?! Se vuole entrare si sbrighi perché ci ho la padella sur foco e se si brucia quarche cosa chi se la sente mi madre? Trascorsero alcuni istanti di angoscioso/sconvolto silenzio tanto che Cenerentola, ormai a corto di pazienza, stava per sbattere la porta in faccia all’uomo. Questi appiattendosi riuscì a scivolare dentro casa un istante prima che la fanciulla chiudesse il battente con la solita grazia che le era particolare…- Scusi…ma lei non era orfana? Domandò sospettoso l’uomo frugando nella sua pesante cartella di similpelle nera- Mia madre è morta due anni fa di crepacuore mentì disinvoltamente la fanciulla, le mani sui fianchi e l’aria feroce. Il pensiero riandò a sua madre, alle sue ultime parole mentre fuggiva per imbarcarsi verso Cuba. Quelle poche parole, una frase che aveva cambiato la sua vita: ”Diventa una vera signora…fallo per me!”- una lacrima le scivolò, furtiva, sul viso fuligginoso. Sono a buon punto cara mamma; vedrai ! Pensò mentre un sorriso di soddisfazione le aleggiava sul volto. L’uomo, indaffaratissimo, dopo aver tirato fuori dalla cartella due pacchi d’incartamenti riuscì a ripescare il foglio che cercava. Fabrizia Ramsey coniugata Forestal?…..è lei.., intendo sua madre? L’agente del fisco aveva le mani occupate e avrebbe voluto poggiarsi da qualche parte ma la vista della mobilia schifida e tarlata gli aveva tolto ogni velleità. - Certo che è mia madre !- Assentì vigorosamente Cenerentola con aria compresa, conscia del suo ruolo di custode della casa e dei suoi segreti. Quest’anno mio padre, Enriques Forestal, si è risposato con una ricca e piacente vedova, lady Rivaa Harleem Davison. Purtroppo a causa di qualche investimento sbagliato ha dilapidato tutto il patrimonio di lady Rivaa. Travolto dal rimorso e dal dolore s’è impiccato alla maniglia della cucina lasciandoci sole e piene di debiti…- la cinerea fanciulla raccontava in maniera tanto lucida e sicura che l’ufficiale statale potè prendere qualche appunto da inserire nella magra (circa tremila pagine) cartella dei Forestal. - Mi potrebbe dare qualche particolare? Che so, l’ora del decesso, lo stato del cadavere..? Suggerì l’uomo destreggiandosi fra gli appunti e le scartoffie contenute nella capiente borsa di similpelle. - Mi vuol seguire in cucina?! Suggerì la fanciulla inarcando entrambe le sopracciglia con aria stupita; da molto tempo nessuno dimostrava interesse per i suoi annedoti e le sue rimembranze. - Con immenso piacere! l’ufficiale governativo esibì la sua smagliante dentatura equina parodiando un sorriso cordiale, le mani occupate a rimettere fasci di fogli all’interno della sua quarantottoreMa uno sguardo lascivo, stava cercando di togliersi un bruscolo dall’occhio, di Cenerentola fece sì che decine di fogli si sparpagliassero sul lurido pavimento in “ sozzo di Carrara” . Sconvolto, Augusto Jhoannes Wain, si accasciò sul pavimento cercando freneticamente di recuperare la documentazione che avrebbe permesso al fisco di recuperare gli arretrati di tasse che Forestal non versava da più di trent’anni. Il governativo aveva appena radunato un fascio di fogli, quando si trovò faccia a muso con un gigantesco felino nero dal pelo irto e gli occhi giallo limone. |
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| - Micio, micio…- sussurrò carezzevole mentre il gatto inarcava la schiena soffiando come un mantice. - Ammucchiò alcuni fogli e stava per prenderli allorchè il gatto con aria di sfida vi si accoccolò sopra. Wain guardò il gatto: il felino sbadigliò avvolgendosi nella lunga coda nera.Augusto si rialzò cercando la cinerea megera che s’era defilata molto abilmente. -...sei stata splendida! Brooke infilò i suoi boccoli color oro dentro la logora cuffietta che faceva parte del suo costume di scena anti fiscoCenerentola, tranquillissima, sbattè in padella sei salsicce facendole rosolare nello strutto non capisco perché. Si schermì condendo le salsicce con manciate di cipolle a fette e aggiungendo delle uova già sbattute col pecorino.Nell’aria si sparse un delizioso odorino di fritto….misto.Jessica e Brooke agitarono vigorosamente due ventagli di vimini guardandosi dubbiose: cosa si poteva rispondere alla logica inoppugnabile dalla cara sorellastra?Più volte avevano pensato di dirle la verità: in fondo chi meglio di lei poteva incarnare una schifida zoticona, ignorante, impoverita e abbrutita da un padre scialacquatore incallito?Come rivelarle che era proprio il suo innato talento culinario ad aver stroncato la strenua resistenza di quattro ostinatissimi, nonché rognosi ufficiali del fisco, come…?!- Le tue sorelle volevano dirti… intervenne prontamente Rivaa, che prima di cadere nelle vellutate grinfie di Forestal, era una delle donne più intelligenti e ambite dei salotti del regno. Falsa come Giuda, sarebbe riuscita a far passare la strage degli innocenti come lite fra ragazzini turbolenti. Purtroppo, l’avvenente bellezza e l’indiscutibile charme di Enriques erano riusciti a far breccia,là dove nessun uomo era mai giunto prima. - ….che nessuna meglio di te riesce a incarnare la nobiltà decaduta. La tua finezza di gesti, la tua eloquenza, rendono vane tutte le nostre messe in scena. Noi tutte contiamo solo su di te! Rivaa si avvicinò per carezzare una guancia fuligginosa di Cenerentola.- Grazie, ma’ … - sorrise la selva parlante unendo dei cavolini di Bruxelles a quello che già soffriggeva nella padella.La signora Forestal/Iuinn nascose un sorriso. Nonostante gli stracci di scena niente riusciva a cancellare la sua innata eleganza, la sua indefinibile classe.Le sue figlie avevano gli occhi vitrei persi nella nera padella fumigante; l’ora del pasto si avvicinava inesorabile.Quanto, la cucina di Cenerentola fosse pericolosa, avevano avuto modo di capirlo fin dal loro primo giorno di convivenza comune; l’unico ad esserne immune sembrava essere Enriques che ingurgitava con eleganza tutte le delicate leccornie servite da sua figlia.Le tre Iuinn , dopo la prima violenta intossicazione che le aveva tenute due settimane a letto con febbre a trentanove, erano corse immediatamente ai ripari organizzando un efficentissimo sistema di scarico cibarie: un canale, sistemato sotto il tavolo, dirottava le prelibatezze nel truogolo dei maiali, i quali erano talmente soddisfatti del pasto, da ingrassare a vista d’occhio.Immediatamente Rivaa aveva sfruttato la situazione per creare una piccola industria; di nascosto a tutti aveva assunto due persone che si occupassero di macellare e sistemare ogni prodotto ricavato dai suini.Sotto il marchio “Spettra; l’azienda fantasma” tutto il regno consumava prodotti suini che facevano capo a casa Forestal.L’astuzia di Rivaa aveva risolto al meglio anche l’incubo delle morte per inedia che incombeva su di lei e sulle sue figlie. Un giorno aveva presa da parte Cenerentola e fra pianti e lacrime l’aveva supplicata di lasciare a lei l’incombenza di occuparsi della preparazione del thè pomeridiano ….”Non posso permettere che tu prenda sulle tue povere spalle tutto il lavoro che comporta questa casa…” aveva esordito con aria sconvolta. Finalmente,dopo due settimane di sceneggiata, riuscì a convincere l’irremovibile Cenerentola persuasa in cuor suo che nessuno mai avrebbe potuto condurre meglio di lei la casa.In verità, e tralasciando i risultati, bisogna affermare che la fanciulla aveva una straordinaria cura della magione avita giungendo ad alzarsi all’alba per riordinare e pulire l’imponente casa.-Vedrai ma’…- riprese Cenerentola rosolando nella padella il pappone multicolore - lo so che sono sulla buona strada, mi mancano alcuni ritocchi per essere una vera signora! -…giusto due cosette..- sorrise Jessica lisciando il grembiule liso che completava il suo modesto abbigliamento di scena sei quasi perfetta. Io ti prendo sempre come un esempio!- Aggiunse scuotendo il delizioso visetto roseo.Poi non riuscendo più a controllare la sua ilarità uscì dalla cucina preparandosi a tiranneggiare il temerario ufficiale giudiziario.Individuò subito la vittima carponi sul pavimento del vestibolo; era intento a spiegare alcune cose a Lucifero, il gatto di Cenerentola, cose essenziali dal punto di vista fiscale.Per parte sua il felino era impegnatissimo in un’accurata toilette, naturalmente seduto su tutti gli incartamenti di Wain.La fanciullla represse a stento un cinico sorriso; l’ultimo ufficiale fiscale che le aveva tormente si era chiuso in un convento di clausura.Cenerentola non falliva mai, certo era un’arma a doppio taglio…ma così è la vita.- Signore...posso aiutarla?- Esordì usando il suo tono di voce più dolce; atteggiò il volto ad un sorriso mesto e molto ipocrita. Riccioli lucenti le sfuggivano dalla cuffia, tutto in lei appariva delicato e fragile.- ...Wain, mi chiamo Augusto Wain..- l’uomo la guardò con aria supplichevole/adorante. Il suo impeccabile abito nero era stazzonato, sporco di polvere e laniccia; le maniche della giacca sfregiate dalle unghie di Lucifero.- Non si preoccupi, ci penso io!- Sorrise soavemente l’ipocrita.Jessica era la figlia maggiore di Rivaa e del suo terzo amante, essendo il primo fuggito con una ballerina di flamenco e il secondo morto di infarto. |
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| Brooke finì di sistemarsi i bellissimi boccoli biondi; era figlia del defunto primo marito di Rivaa e dal padre aveva ereditato quel tocco di scempiaggine che la rendeva molto gradita a tutti gli uomini. - Avevo scordato che fosse martedì! - Jessica sospirò finendo di cucire l’orlo del suo ultimo abito da ballo in seta verde.Un rumore di vetri infranti sottolineò le sue parole.- Ma secondo te come fa? Sospirò Brooke scegliendo un nastro fra i settantacinque colori e tessuti disponibili.- Oh...beh…è perché una vera signora! Rispose sua sorella con molta sicumera. Se fosse una volgare plebea le faccende le riuscirebbero benissimo; invece..- infilò l’ago per la sesta volta pungendosi due dita invece che quattro- Allora….potrebbe addirittura avere sangue reale nelle vene.- Esclamò Brooke che era anche leggermente credulona.Jessica la guardò sorniona; con il padre di Brooke sicuramente Rivaa aveva dato la precedenza ai soldi. -...è quasi una certezza! - Le confermò seria mentre un tremore scuoteva la casa fin alle fondamenta. Rivaa si guardò intorno esasperata, odiava il martedì.Cenerentola aveva un orgoglio smisurato pari solo alla sua totale inettitudine, e se non le venivano fatti i dovuti complimenti era capace di tenere il broncio per un mese.Il broncio di Cenerentola era peggio di un incubo.La meschinella si metteva seduta davanti al caminetto con la testa china, il gatto in braccio, e dondolandosi avanti e indietro emetteva una specie di gemito/lamento che risuonava per tutta la villa; pareva che la casa fosse infestata da spettri e anime dannate.Dopo averlo sperimentato una volta e per sole nove ore, avevano deciso di scongiurare ad ogni costo il ripetersi di una simile eventualità.Così nonostante i suoi effetti devastanti, su mobilia e suppellettili, tutte e tre le parenti acquisite avevano sempre un complimento a fior di labbra per Cenerentola.Rivaa sospirò osservando il salone a cui mancavano quasi tutti i soprammobili, il divano di velluto blu sfoggiava una macchia scura al centro e le tende di broccato mostravano l’orlo scucito e le nappe penzoloni.Evitò di guardare la tappezzeria di seta marezzata… Se solo avesse avuto fra le mani Enriques lo avrebbe sgozzato con le forbicine da ricamo.L’aveva infinocchiata per bene; sposata, spennata e abbandonata in balia di orde di creditori e di quel mostro malefico e paranoide di sua figlia. E se era così la figlia, non riusciva ad immaginarsi come potesse essere la scomparsa Fabrizia Ramsey, di cui da tre anni s’erano perse le tracce.- A... ma’, sei tornata! La voce di Cenerentola la riscosse dai suoi pensieri.- Tesoro caro, già finite tutte le pulizie? Ma sei un mostro! Rivaa respirò profondamente cercando di farsi forza, non osava controllare i danni subiti dal resto della casa..Cenerentola le sorrise da sotto il cespuglio di capelli porgendole una lettera pergamenata con tanto di blasone.- L’ha portata l’araldo! Ci tenne a precisare tirandosi indietro qualche ciuffo ribelle che le spioveva sul viso fuligginoso. C’è la pizza per pranzo! Gettò lì con noncuranza dirigendosi verso la cucina..Fu un bene che desse le spalle alla sua matrigna perché quest’ultima, ricevuta la sconvolgente notizia, si precipitò in bagno in preda a violenti conati di vomito.Lì, la povera donna, dovette farsi strada fra cocci e porcellane sbeccate prima di riuscire a liberarsi lo stomaco.- ..la pizza…abbiamo la pizza Cennerì (come l’aveva chiamata Brooke, specialista in soprannomi) per pranzo!-Rivaa continuò a rimettere finchè nel suo stomaco non rimase più nulla.Il solo pensiero della pizza, del suo nauseabondo odore, riusciva a farla stare maleLa pizza Cennerì era un’invenzione della madre di Cenerentola, la quale a parer di Jessica aveva semplicemente cercato di avvelenare marito e figlia. L’esperimento era fallito, in quanto entrambi troppo coriacei per morire di banale avvelenamento gastronomico.Ma veniamo alla ricetta; dose per un chilo di farina. &Disporre, al centro della spianatoia, la farina a fontana.Aggiungere in sequenza un cucchiaino di sale e uno di zucchero, una manciata di pepe, un cucchiaio di olio, rafano, tre chiodi di garofano, e un aglio tritato.Amalgamate il tutto e aggiungete sei cucchiai di strutto. Dopo aver impastato formare una palla e lasciare riposare per un’ora. Una volta lievitata stendere e farcire a piacere.Cenerentola prediligeva quest’ultima parte della ricetta e con molta fantasia preparava delle pizze che erano veramente coreografiche per quanto immangiabili.I condimenti potevano variare dal banalissimo “peperoni/cavoli/riso” alla più elaborata “spigola/pomodoro/groviera”; ma il cavallo di battaglia di Cenerentola era “ananas/pollo/crema di formaggio.La pizza veniva poi cotta nella cenere rovente che le dava un gusto particolare.Rivaa si accasciò sul pavimento, stava per avere una crisi isterica, allorchè si accorse di stringere in mano la busta blasonata consegnatale dalla sua figliastra. - Forse…forse c’è ancora una speranza…- sussurrò con un tremito nella voce. - Al ballo di madama Rompadur?! Stupendo..!- Esclamò Jessica correndo a spalancare il suo guardaroba a sette ante. - Certo è un preavviso breve.. ci tenne a precisare Cenerentola seccata - vorrà dire che invece che pizza userò la pasta per farne del pane. Rivaa fiutò subito la tempesta. - No cara hai ragione; madama Rompadur è stata indelicata. Resteremo a casa a gustarci la tua deliziosa pizza che vale molto più di una festa da ballo, a cui partecipano tutti i più bei giovanotti dell’alta società. Cenerentola appizzò le orecchie mentre Rivaa faceva segno alle sue figlie che le reggessero il gioco. Jessica, che era più che degna figlia di sua madre, si immedesimò subito nella parte.- Si hai ragione, anche se dovessi rimaner zitella, non potrei mai perdermi la pizza per cena. Anzi sorellina vorrei che me la preparassi col montone, la maionese e i carciofini come piace a me. - Io ci vorrei l’insalata, il prosciutto, le patate e le acciughe! Aggiunse timidamente Brooke, a cui la madre aveva allentato un pizzicotto sul braccio prima di riuscire a farle capire quale fosse la sua strategia. Cenerentola rimase un poco in dubbio, la pizza o il ballo? - Sarò pronta in un attimo. - Gridò all’improvviso facendo sobbalzare le tre donne. Rapida uscì dalla stanza precipitandosi verso la sua camera. |
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| Alle venti e trenta erano pronte; Rivaa bellissima in abito dai toni violetti le passò in rassegna per accertarsi che fossero in perfetto ordine. Jessica indossava un abito rosso che faceva risaltare il suo incarnato da bruna, due fermagli di rubini le impreziosivano l’acconciatura. Brooke era delicata e bella avvolta in un abito verde acqua , sembrava una bambola di porcellana. Cenerentola superava tutte. |
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| Il suo stile era inconfondibile; un abito verde pisello, irregolarmente stinto verso l’orlo e un’alta cintura di raso giallo che le stringeva la vita sottile. Sui capelli chiari troneggiava un nastro di pizzo nero, il quale fermava un mazzo di piume di pavone che le ricadevano elegantemente sulle spalle; scarpe di velluto blu ricamate in oro completavano la toilette. - Sono senza parole!- Commentò Jessica, dicendo una volta tanto la verità. - Sei...sei...- balbettò Brooke, guardando la sorellastra, pallida dal disgusto - incredibile…! - Su, su, bambine, siete incantevoli tutte e tre. Non saprei chi scegliere. Andiamo - le incitò Rivaa porgendo loro dei mantelli color mimetico, sottratti agli speciali “reparti segreti”. Rapide, indossarono gli indumenti e calati i cappucci sul viso, sgusciarono fuori dalla porta di servizio per evitare gli sguardi indiscreti del fisco e di probabili creditori. Come di consueto, Cenerentola mise i piedi nell’unica pozzanghera presente in strada e quando, a tre isolati di distanza, riuscirono a prendere una vettura pubblica, inciampò sul predellino, sbattè il naso, si spaccò il labbro inferiore e scucì l’orlo del vestito. L’incidente era talmente naturale, per una come Cenerentola, che nessuna vi dette la benchè minima importanza; la stessa vittima si tamponò velocemente il sangue e con due spilli sistemò l’orlo irregolare del vestito. La sala da ballo era addobbata con il consueto stile di madama Rompadur, la quale era cugina di secondo grado del padre di Cenerentola. Nastri di raso d’oro, e rossi fiori di serra decoravano ogni metro della grande sala da ballo. Candele rosse e oro illuminavano a giorno ogni angolo della casa. Un buffet sontuoso occupava due pareti dell’immensa sala; leccornie d’ogni tipo occhieggiavano dai vassoi d’oro. Tende di velluto rosso, incorniciavano le grandi finestre aperte sul giardino della lussuosa, nonché immensa, magione. Molte coppie già danzavano al ritmo incalzante d’un valzer; gli abiti sontuosi volteggiavano sfiorandosi in un luccichio di stoffe e gioielli. Cenerentola sdegnò il buffet, gettando il suo sguardo avido su una sfilza di ufficiali gallonati che facevano tappezzeria. La fanciulla, era conosciuta in tutti gli ambienti bene, per la sua abilità nell’animare anche la festa più insignificante. Molti sguardi si puntarono su di lei, persino le sue sorelle assunsero un atteggiamento più rispettoso nei suoi confronti. Cenerentola localizzò la preda. Ondeggiando graziosamente, nel suo abito verde pisello, si fece largo fra gli ufficiali che la scrutavano ansiosi: tese la mano al più insignificante. Insieme erano era coppia perfetta: la bestia e lo scorfano.... Ma non appena l’orchestra attaccò a suonare ecco che i piedi di Cenerentola persero ogni goffaggine, il suo compagno sembrò ergersi, e un’aura li avvolse mentre con impareggiabile maestria eseguivano le complicate figure del ballo. Nessuno riusciva a tener loro testa: una mazurca, un valzer, una quadriglia.. Danzavano senza prender fiato, con una rapidità e una perfezione senza pari; a stargli vicini, si finiva per essere catturati dal vortice creato dal loro rapido girare. Strascichi e piedi incauti finirono per essere danneggiati da quelle due incredibili furie; maledizioni e improperi si confondevano con le note del valzer. Cenerentola, oltre ad essere una ballerina d’eccezione, era anche infaticabile; a fine serata aveva stroncato venti partne, e molti altri attendevano di provare l’ebbrezza di un giro di valzer con una donna simile. Purtroppo a mezzanotte Rivaa da buona madre/matrigna ordinò la ritirata. Nessuna delle fanciulle osò protestare, era pericoloso opporsi a Rivaa; lo sapevano bene i suoi tre amanti e il suo primo marito. La vita riprese normalmente fra creditori e agenti del fisco, i quali avevano stabilito turni settimanali a rotazione; dimodochè non fosse sempre lo stesso agente a subire le torture della famiglia Forestal. La rotazione era stata una scelta obbligata; gli agenti che prendevano in mano la cartella Forstal/Iuinn dovevano, in capo a due giorni, subire tanti di quei trattamenti medici da costare un patrimonio all’amministrazione. Ma ultimamente, nella suddetta casa, qualcosa di strano stava movimentando la routine giornaliera. Da giorni Cenerentola era strana; improvvisamente era diventata inappetente, piatti lasciati intatti, brocche di vino ricolme fino all’orlo. Sui mobili cominciavano a formarsi croste di polvere, i soprammobili giacevano intatti nelle vetrine opache, le passamanerie guarnivano le tende senza più ciondolare e Lucifero se ne stava sdraiato davanti al camino senza più graffiare mobili e abiti, senza smagliare calze. Rivaa e le sue figliole erano al tempo stesso sollevate e spaventate; vedere Cenerentola con i capelli ordinatamente intrecciati avvolta nella sua camicia da notte rosa confetto, sui cui erano ricamati fiori viola e gialli, che se ne stava seduta davanti al camino con l’aria assente era qualcosa di inimmaginabile. Cenerentola passava le ore a fissare le fiamme; ogni tre secondi, la mano si allungava per prendere un ramo da gettare fra le fiamme. Brooke e Jessica si davano il cambio con secchi d’acqua, pronte ad abbassare le vampe roventi, che ormai lambivano il soffitto. Rivaa le aveva tentate tutte; si era perfino cimentata nella bella copia della pizza Cennerì. Jessica, aveva cucito per lei una gonna di raso scarlatto con balze verdi e viola... Nessuna reazione! Brooke, le aveva rinnovato tutta l’attrezzatura per le pulizie con piumino da spolvero in penne di cigno; atonìa totale. Quando ormai si erano rassegnate ad internarla nel vicino manicomio criminale, la legna tagliata per l’inverno, (si era verso la fine di settembre), terminò. Era un mercoledì soleggiato quando il destino bussò alla porta di casa Forestal. Brooke e sua madre erano al mercato a fare la spesa, Jessica sfaccendava in cucina tenendo d’occhio Cenerentola intenta a smuovere le braci morenti. Erano da poco suonate le undici, quando per tutto il quartiere si udirono le trombe degli araldi reali e lo scalpitìo dei cavalli. Le finestre si spalancarono, la folla si scansò facendo largo alle guardie che scortavano il messaggero: un silenzio generale accolse l’araldo. “ Udite, udite: il primo ottobre al palazzo reale si terrà un ballo di gala per festeggiare il genetliaco di sua altezza il principe Thoridge. Tutte le nobili fanciulle, in età da marito, sono invitate; fra esse il principe sceglierà la sua sposa. Udite, Udite!” L’araldo aveva appena finito di parlare, che subito la piazza si riempì del vociare di donne e fanciulle; merciai e sarti si sfregarono soddisfatti le mani, mentre i loro negozi subivano i primi assalti. Le guardie scortarono il messaggero reale verso la piazza successiva mentre il fermento femminile cresceva di attimo in attimo. In casa Forestal, nonostante la presenza della vestale piromane, l’entusiasmo toccò vertici spaventosi; le tre Iuinn, paludate nei mantelli mimetici da giorno, sgattaiolarono verso la merceria di fiducia dove comprarono quarantacinque metri di raso azzurro pallido, cinquantacinque metri di organza azzurra, trenta metri di seta verde, quaranta metri di broccato oro con disegni color smeraldo, sessanta metri di velluto blu notte e novanta metri di passamaneria d’argento. Tornate a casa sfaccendarono di gran fretta, e quando il sole fu calato cautamente strisciarono murin muretto fin dentro il portone della più famosa sarta del regno: Yvettes Santes Antonies. Era circa mezzanotte allorchè fecero ritorno alla magione avita. - So cos’ha Cenerentola!- Esordì Rivaa, servendo alle sue figlie una viscida pappa di porridge che Cenerentola sapeva preparare in maniera più elegante. - Come hai fatto?- Domandarono all’unisono le due sorelle, rimestando con scarsa voglia la colazione poco appetitosa. - Erano entrambe molto stupite, in quanto Cenerentola oltre ad avere un orgoglio smisurato era anche riservata fin quasi a rasentare il criptico. Una volta suo padre l’aveva offesa e lei era stata capace di tenergli il broncio per nove mesi. Cenerentola avrebbe continuato tenere il broncio per altri sei mesi, minimo, ma oberato di debiti lui si fece uccel di bosco e non ci fu verso di rivederlo più. - Ho fatto sparire ogni cosa commestibile in casa e le ho presentato per due giorni di seguito pollo lesso e pane al latte…Vedeste...ha avuto un tracollo nervoso..!- Rispose Rivaa fiera delle sue astuzie. - Mamma esclamò Brooke pallida. Sei stata perfida, come hai potuto?!- La secondogenita di Rivaa era una fanciulla molto sensibile che non avrebbe ammazzato una mosca, ma che volentieri tirava il collo ai polli, e che aveva in orrore ogni forma di violenza psicologica. - Insomma lo volete sapere il motivo? Si stizzì Rivaa sedendosi con eleganza su una delle sedie di cucina, l’abito di seta paglierino che le modellava meravigliosamente il corpo. Le sue figlie annuirono vigorosamente, nonché entusiasticamente. E’ depressa perché non trova un uomo par suo; secondo lei son tutti debolucci,si stancano facilmente, hanno scarso senso del ritmo, e non sanno tenere in piedi una conversazione. - Per lei ci vuole un acrobata da circo!- Esclamò Jessica ingoiando con foga un cucchiaio di porridge tiepido. - Che sia molto paziente, cieco, e astuto!- Aggiunse con molto spirito Brooke, che con consumata abilità aveva gettato la colazione nel canaletto di scolo per i maiali. - Ora dov’è? Chiese Jessica con già la testa persa a rimuginare qualche intrigo. Un urlo raccapricciante invase l’aria; le tre parenti si guardarono con gli occhi sbarrati Sta pulendo il porcile ! Esclamarono all’unisono correndo a salvare i maiali da morte prematura. E giunse finalmente il giorno del gran ballo reale. Nonostante le insistenze delle sue congiunte, Cenerentola si rifiutò recisamente di partecipare al ballo. Le aiutò a vestirsi per il favoloso evento, riuscendo a scucire l’orlo della gonna di Brooke, strappare un metro di pizzo dall’abito di Rivaa, e macchiando il corpino di quello di Jessica; poi in mesto silenzio scese dabbasso. Appena dati gli ultimi ritocchi,Cenerentola,accompagnò madre e sorelle,lungo il sentierino segreto e dopo averle salutate con aria languida si sedette di fronte al caminetto. In effetti le seccava molto non partecipare al gran ballo, sicuramente ci sarebbe stato un bel buffet e lei non avrebbe potuto assaggiare nessuna delle mille cose che le piacevano. Al ballo di madame Rompadur era stato bello finire quel vassoio di tartine al salmone, e quello con gli stuzzichini...per non parlare della guantiera con le paste alla crema…. Scoppiò in lacrime: cominciò a singhiozzare e a sbattere la testa contro il muro, mentre Lucifero, col pelo ritto, miagolava alla luna che quella sera splendeva in tutto il suo fulgore simile ad una moneta d’oro in un cielo di velluto scuro. Dopo una mezz’ora di questa solfa, all’improvviso una vampa di luce azzurra invase la stanza. Il gatto si zittì interdetto mentre la luce illuminava la stanza buia. Ignara Cenerentola, che aveva gli occhi chiusi, cominciò ad ululare dondolandosi avanti e indietro come un’ossessa. Alla luce si unì una musica celestiale che ammansì Lucifero. Cenerentola si cosparse il capo di cenere continuando a piangere. Una creatura meravigliosa si materializzò innanzi alla piangente: il gatto si eclissò rapidamente. L’apparizione, era una donna alta, eterea, avvolta in un immenso abito di tulle azzurro; sulla testa sfoggiava un cappello a cono da cui si dipartiva uno strascico di tulle celeste, punteggiato d’oro, lungo una quaresima. L’Eterea, dai lunghissimi capelli d’oro filato, si chinò con aria materna su Cenerentola. Mia cara figlioccia. - Sussurrò con soavissima voce. Cenerentola trasalì alzando di scatto la testa, allentando così una sonora testata alla splendida creatura che cominciò a santiare in lingua sconosciuta. - E tu...chi…cosa saresti!?- Esclamò l’innocente fanciulla guardando con aria disgustata la celeste creatura. - Sono Eliane, la tua fata madrina e...- cominciò l’eterea con voce dolcissima e sguardo adorabile. - Bene giusto tu! Esordì Cenerentola senza scomporsi. Ho bisogno di un abito da ballo e di un cavallo veloce. Si alzò dal suo posto togliendosi di dosso tutta la cenere accumulata in giorni di martirio; una nube nera invase la cucina. Tossendo, la fata cercò di riprendere il discorso che s’era preparata da circa dieci anni - …il tuo pianto disperato e le tue immense sofferenze sono giunte….- - Se non ti spicci, il ballo finisce e le mie sofferenze aumenteranno drasticamente. Non sei qui per me? Avanti, movete…! Cenerentola era bilingue e passava dall’una all’altra con sorprendente rapidità. La fata era visibilmente perplessa, ma poi vista l’aria feroce della sua protetta, cominciò a muovere elegantemente le candide mani dalle quali scese una pioggia d’oro che ricoprì Cenerentola in un istante. Non appena svanito lo sfavillio accecante, la fanciulla aprì gli occhi guardandosi con cupidigia. La fata azzurra sorrideva compiaciuta: Cenerentola era avvolta in un delicato abito bianco e argento, con uno strascico che da solo riempiva l’intera stanza perdendosi nel corridoio; boccoli e coroncina completavano il tutto. |
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| - Cavolo..!- Esclamò Cenerentola con gli occhi lucidi. La fata sorrise compiaciuta. -...ma è un orrore! - Sbottò la fanciulla indignata. - Ti avevo chiesto un abito da ballo, non un sudario funebre! Azzurra si avvilì perdendo colore. Sbuffando Cenerentola, da donna pratica qual era, acchiappò uno dei coltelli da cucina e con qualche rapido fendente scorciò l’abito in maniera irregolare lasciandolo più lungo sul dietro. Con mossa rapida fiondò la coroncina splendente fra le ceneri, si sciolse i boccoli e usò un pezzo di stoffa argentea per improvvisare una pettinatura. Corse in guardaroba dove recuperò una sciarpa di seta gialla appartenente a Rivaa, che si avvolse in vita; contemplò dubbiosa il suo operato. La fata Azzurra era ormai cilestrino sbiadito, non brillava più e aveva gli occhi sbarrati; ma quando Cenerentola cucì sull’abito una voluminosa gala verde acqua, non resse all’urto. Con un urlo lancinante si dissolse in una nube bianco sporco; in cortile un cavallo nitrì. Cenerentola gettò in un canto le scarpe d’argento, prese da un armadio le scarpe di seta verdi appartenute a sua madre, le guarnì con due pon pon rossi e se le infilò con una certa soddisfazione. Frattanto al palazzo reale il principe, a lungo dubbioso, pareva finalmente aver fatto la sua scelta: un ballo con Jessica e uno con Brooke. Regalava fiori ad una, declamava poesie all’altra. Si prospettava uno splendente avvenire con al trono un principe bigamo, ma nessuno sembrò darsene pensiero. D'altronde re Joshua era alla sua quinta moglie, tutte sempre più giovani di lui; l’ultima, che presiedeva il ballo, aveva ventidue anni ed era più giovane del principe. L’orchestra suonava splendidi valzer e le candele facevano risplendere la sontuosa sala del trono. Il principe era sul balcone a smanazzare nella scollatura dell’abito di Brooke; Jessica era nel terrazzo accanto che leggeva un libro di poesie composte dal principe e si stava sforzando di comprenderle, allorchè il suo sguardo fu attratto da una figura multicolore immobile in cima allo scalone d’onore. Uno strano silenzio aveva invaso la sala sfolgorante di specchi e marmi cangianti. Immediatamente Thoridge si lisciò la divisa di gala, carica di nastri e medaglie, e piantata Brooke sul balcone, col vestito in disordine, si precipitò verso lo scalone. Uno strano presentimento l’avvertiva che il suo destino stava per compiersi. Tutti gli sguardi si volsero verso la cima della scala; la sconosciuta, regale come una dea, cominciò a scendere i gradini. L’abito lucente le lasciava scoperti i polpacci allungandosi posteriormente in uno strascico chilometrico, un velo arancione le copriva il volto lasciando scoperti solo due occhi grigi, lucenti e intimidatori. Il principe la scrutò appassionatamente; quel modo audace di accoppiare i colori, l’eleganza innata che solo una donna di sangue nobile possiede, e infine quegli occhi lascivi, lo rendevano certo della sua scelta. Con malcelata ansia si appropinquò allo scalone, i suoi occhi incontrarono lo sguardo altero della nobile sconosciuta; Thoridge alzò la mano destra e l’orchestra intonò le note gaie di un cacofonico valzer/rock scritto dal principe in persona. Come per un accordo precedente i due giovani entrarono subito in perfetta sintonia: dall’alto dello scalone la bella sconosciuta cominciò a muovere sinuosamente i fianchi mentre dabbasso il principe accennò una giravolta multipla con salto laterale. A quel punto gli eventi presero una svolta molto rapida; la sconosciuta si mise elegantemente a cavalcioni del corrimano, scivolando con vorticosa grazia giù diritta fra le braccia del principe. Thoridge la sollevò fra le braccia, con mossa agile la fece piroettare attorno a sé, poi la strinse attirandola in una danza scatenata che scandalizzò subito le vecchie e i benpensanti.Questo ballo era uno stretto corpo a corpo fatto di strusciamenti equivoci, piroette e incredibili salti acrobatici.Le vecchie dame si coprirono gli occhi, mentre le più giovani trascinarono nel vortice neo-valzeriano tutti gli ufficialetti impomatati disponibili.La reginotta smaniava sul suo trono.Thoridge era perso nella contemplazione dell’affascinante dama, che gli teneva testa con uno stile impeccabile; per ben sei volte lo aveva bloccato mentre tentava con lei la presa del “pitone voglioso” a cui nessuna fanciulla era mai riuscita a sottrarsi.Frattanto Jessica e Brooke, in balcone dietro una pianta di rododendro rosa, stavano facendo a ceffoni per decidere chi di loro avrebbe sposato il principe e governato con immensa saggezza il regno.Poco distante Rivaa, semiseduta su un canapè, scrutava avidamente la dama sconosciuta che le sembrava stranamente familiare; aveva un ventaglio di merletto in mano, e si sventolava così furiosamente e con tanta rabbia da avere quasi disfatto l’elaborato chignon che tanta fatica le era costata qualche ora prima. |
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| La serata scivolò via in un attimo; nessuno ballava più. Da tempo ormai, anche i più accaniti ballerini avevano dovuto cedere le armi davanti all’incomparabile coppia formata dal principe e dalla bella sconosciuta i quali danzavano da ore senza essersi fermati un attimo.Sembravano entrambi riposati come se avessero iniziato a ballare da qualche istante.-Vi prego di volermi dire il vostro nome! - Ordinò il principe per la sesta volta, lanciando la bella sconosciuta in aria e riprendendola con un tempismo da acrobata.Cenerentola, poiché proprio di lei si trattava, lo ignorò come aveva fatto le precedenti volte, e puntellandosi sulle sue spalle si esibì in una perfetta verticale con prima visione di biancheria di pizzo rosa tenueApplausi riecheggiarono nella grande sala; ormai i nobili erano presenti solo come spettatori.Brooke e Jessica, sedute in un angolo con aria feroce, erano oggetto di scommesse e terribili commenti.Ingenti somme di denaro cambiavano rapidamente tasche.La reginotta, dal canto suo, stufa di far tappezzeria se ne era andata a dormire col suo gattino di peluche, mentre il re era al buffet intento a ingozzarsi di paste al cioccolato e palpeggiare, ogni tanto, qualche cameriera.Cenerentola era al colmo della gioia, in cuor suo aveva sempre saputo che solo un principe avrebbe potuto renderla felice. - Sono una vera signora, lo sapevo!- Si disse mentre un sorriso mellifluo le increspava le labbra. Questo è l’uomo per me, non me lo lascerò portar via da nessuno!-L’orchestra attaccò un rock-galop e lei vi si gettò con tutta la sua frizzante e instancabile energia.Il principe la strinse a sé con la famosa “morsa del calamaro gigante”, cercando con uno dei tentacoli di strapparle il velo dal viso. Era ad un passo dalla meta, allorchè il “grande orologio delle stagioni”, posto in cima allo scalone, cominciò a battere i dodici rintocchi della mezzanotte.Cenerentola trasalì, poi con gesto rapido si tolse il velo e acchiappato il principe per i capelli gli rovesciò la testa all’indietro poggiandogli le labbra roventi sulla bocca.Lui mugolò di piacere e altro.Cenerentola si staccò da lui a fatica cercami! Disse al principe. Poi raccolta la voluminosa gonna si arrampicò velocemente su per le scale.- Come ti ritroverò - gridò lui affranto e con aria supplice; era un uomo che spesso mancava di spirito d’iniziativa. Già lacrime di disperazione gli solcavano il viso nobile e altero.Lei si voltò appena, continuando la sua folle corsa contro il tempoCasualmente, lo strascico la fece inciampare mandandola a faccia avanti sui gradini in marmo di Carrara ( e quando mai).Rivaa trasalì mentre un mormorio d’orrore serpeggiava nella sala.Con la massima disinvoltura la sconosciuta si rialzò in un momento, quindi si tolse una delle preziose scarpette e la lanciò al principe, che dal fondo delle scale la guardava con aria disperata; lui la ricevette in piena fronte (la scarpa).Frattanto Cenerentola arrivata in cortile inforcò il cavallo e galoppò via; inutile dire che sbagliò strada svoltando al bivio sbagliato.Due ore più tardi( era stato necessario sventare un ammutinamento familiare) quando Rivaa tornò a casa, Cenerentola si era appena infilata sotto le coperte. Il cavallo e il vestito erano spariti in una nube lucente non appena aveva messo piede a casa, ma la scarpa superstite, ricordo di sua madre e stretta da morire, era nascosta sotto il cuscino e mandava un tanfo orribile.Che notte. Jessica e Brooke continuarono a litigare e prendersi a sganassoni tutta la notte e il giorno seguente ancora. Avrebbero continuato, se Jessica non avesse deciso di scappare unendosi ad un circo itinerante da giorni stabile in cittàQuanto a Brooke, seguendo il suo naturale istinto si chiuse in convento.Per questo ad aprire la porta al messo reale, otto giorni dopo, fu Rivaa.L’araldo cercava la proprietaria di una certa scarpina, e non finì neanche di parlare che Cenerentola gli si parò innanzi con valige alla mano e scarpetta nella tasca del grembiule.Il messo reale, pallido e sgomento, cercò di tergiversare ma Cenerentola con una spallata si fece largo fino alla carrozza reale prendendovi posto. Andiamo ma’, il principe ci aspetta! - Esclamò rivolta a Rivaa, cui la diserzione delle figlie aveva tolto buona parte del suo spirito.La donna sorrise, e senza farsi pregare s’inerpicò sul predellino dorato sedendosi accanto alla figliastra. Questo è solo il principio, tesoro mio! Disse sfregandosi le mani, mentre un luccichio astuto le riempiva di nuovo i begli occhi scuri.Il cocchiere fece schioccare la frusta la splendida carrozza s’incamminò verso il palazzo reale. EPILOGO Cenerentola si fece sposare in due giorni, e casualmente un mese dopo Rivaa impalmava il re nuovamente vedovo. Insieme matrigna e figliastra tennero le redini del regno portando ovunque lusso e allegria. Jessica diventò un’acrobata d’eccezione e col suo numero divenne multimilionaria; ebbe nove figli e uno sproposito di amanti. Brooke, divenne ben presto madre superiora, e i suoi metodi innovativi fecero aumentare le vocazioni e rifiorire l’Ordine. Enriques Forestal continuò a girovagare per tutti i regni e le contee, a fare debiti e a mettere al mondo figli e figlie con la solita noncuranza. Infine stufo si ritirò a Cuba dove incontrò Fabrizia, sua prima moglie. Lei lo trapassò subito con un machete che portava casualmente con sé, e con la solita nonchalanche riprese la passeggiata così bruscamente interrotta. |