Una questione di stile


Si guardò allo specchio; certo non era niente male!
Lo yukata scuro lo rendeva anche più alto conferendogli quell’aria di feroce superbia che gli ci voleva.
Alzò le braccia girandosi pian piano per vedere che il kimono fosse sistemato con cura.
- Gaara!- Temari gridò alla vista del fratello con indosso uno dei suoi yukata!
- Gaara!- Temari urlò alla vista dei suoi abiti sparsi in terra!
- Gaara!- Temari ululò alla vista del caos supremo che regnava nel suo armadio!
- Gaara!- strillò Temari alla vista dei suoi preziosi kimono buttati alla rinfusa sul letto!
- Sì, mi chiamo Gaara, credo che ormai lo sappiano anche i muri!- Il giovane si voltò piccato verso la sorella.
- Brutto demente testarossa..- Temari lo acchiappò per il bavero lasciandolo subito dopo come se si fosse scottata - oddio ti sei messo il mio yukata preferito… Me lo stai rovinando...levatelo!
- Ti ricordo che sono il Kazekage!- Il giovane si voltò seccato assumendo un’espressione assai poco rassicurante.
- Tu sei mio fratello minore; sei venuto in camera mia e hai buttato tutto all’aria - Temari lo afferrò per la collottola sbatacchiandolo - cosa devi fare con i miei vestiti?
Poi un dubbio atroce la fece trascolorare; guardò il giovane dai capelli rossi: aveva un’aria così esile e delicata! Delicata…
- Ahhh!- Gridò prendendolo per le spalle, fissandolo in volto - oddio ti piacciono gli uomini...ti sei innamorato…è per questo che stavi provando uno yukata!
- E’ terribile...atroce!- Passeggiò nervosamente per la stanza. Poi si bloccò davanti al fratellino; le mani sui fianchi e l’aria decisa - ...ma va bene dai…ti aiuterò! Però non lo dire a nessuno: fai le cose con discrezione…poi me lo presenti! Però senti - lo squadrò poco convinta mentre Gaara la fissava con aria ebete cercando di assorbire le informazioni che sua sorella gli aveva gettato addosso così rapidamente.
- Magari sai, invece di questo yukata nero….che è da lutto poi , demente di un ragazzino che non sei altro, … potresti..
Temari si bloccò inorridita - oddio ma che sto dicendo…-mio fratello è diventato omosessuale e io lo voglio aiutare…oddio, cielo..- Cominciò a vagare per la stanza strappandosi i capelli , piagnucolando!
Frattanto Gaara, che finalmente aveva recepito le informazioni, era rimasto impassibile; le braccia conserte osservava la sorella con aria di offesa dignità.
Piacergli gli uomini…ma che razza di idea balorda!
A lui non piacevano gli uomini, e manco le donne.
Però Naruto gli era simpatico.
Sì e anche Rock Lee.
Sasuke no; certo era forte, ma chi tradisce il villaggio merita la morte!
Mentre Gaara rimuginava, Temari si disperava.
Se ne stettero per buoni venti minuti ognuno facendosi i suoi film mentali, poi Gaara decise che poteva anche andare ad allenarsi.
Stava per uscire, quando la sorella, pallida e affranta lo afferrò per un braccio - …hai lo yukata allacciato nel verso sbagliato!- Sussurrò comprendendo che i parenti possono fare ben poco quando ci sono di mezzo i sentimenti.
Da brava sorella doveva accettare che Gaara fosse diverso da lei, da Kankurou!
- Perché, la scollatura non va avanti?- Rispose il giovane piuttosto seccato.
Temari guardò il fratellino con tenerezza; era ancora così pallido, magro…- poverino quanto doveva aver sofferto…e quelle occhiaie….Ah poveretto!- Cominciò a piangere come una fontana.
Che sorella perfida era stata per tutti quegli anni.
Non lo aveva mai consolato, mai aiutato a portare quell’immenso fardello che minacciava di schiacciare quelle sottili, esili spalle..
Mentre Temari era presa dalle sue crisi di coscienza il fratello (povero sfortunato) ne approfittò per andarsene.
Con lo yukata indosso si sentiva molto comodo e fresco; e poi era contento di aver rinnovato il suo stile.
Adesso che non aveva più il cercoterio dentro di sé, voleva essere una persona nuova.
S’incamminò verso la piazza d’armi quando qualcuno gli bloccò il passaggio.
- …ehi tu ragazzino…chi ti ha dato il permesso di..- una guardia lo acchiappò per il braccio .
- Ragazzino a chi?- Il giovane si volse con aria feroce verso il guardiano.
- Quello rimase un po’ interdetto; c’era qualcosa di familiare in quel bambinuccio...però non riusciva a focalizzare….
- Sono il tuo Kazekage!- Esclamò Gaara piuttosto inferocito – ti devi prostrare dinanzi e me e mostrare il tuo rispetto!
L’uomo lo guardò piuttosto diffidente, poi scoppiò a ridere sbatacchiando il giovane con aria rude.- Certo certo Kazekage, adesso però gira al largo sennò sarò costretto a darti una lezione.
Con uno spintone lo rispedì in corridoio.
Il giovane era furioso; ma come, non aveva spaventato la guardia?
Eppure gli pareva di avere un cipiglio notevole, una certa prestanza!
Non aveva finito di formulare il pensiero, che si sentì trascinare per la collottola.
Ma chi diavolo?
- Ragazzino, non girovagare, devi andare alla lezione con i tuoi compagni..- una delle anziane insegnanti lo stava trascinando senza curarsi di lui.
- Sensei!- Gridò Gaara decisamente stufo - sono il Kazekage!
La donna si fermò intimorita; voltò la testa. Osservò attentamente il giovane poi scuotendo il capo lo lasciò andare.- Kazekage sama,
mi scuso ; non vi avevo riconosciuto. Questo yukata vi fa sembrare…- un’occhiataccia del giovane le fece accapponare la pelle – questo yukata vi ringiovanisce!
- Bene!- Gaara incrociò le braccia sul petto sfidandola a d aggiungere altro.
Velocissima si eclissò piantandolo in mezzo al corridoio.
Un atroce dubbio attraverso la mente del rossino; forse dopotutto quell’abito non gli conferiva un’aria così spaventosa.
No anzi, pareva che lo ringiovanisse; doveva trovare un sistema per sembrare più maturo, forte, temibile.
Qualcosa che spaventasse la gente al solo vederlo…
Rimase un attimo in forse; la schiena poggiata al muro e lo sguardo perso nel vuoto(colpa di un quadro astratto fatto sistemare in quel punto dal suo defunto padre).
Dopo un poco gli tornò in mente un ricordo che aveva quasi cancellato; era piuttosto piccolo quando Kankurou si era affacciato sulla sua culla spaventandolo a morte.
Quello era stato il giorno in cui si era truccato per la prima volta, e visto il successo riportato col fratellino(e varie cameriere) aveva deciso di truccarsi a vita.
- Ecco - pensò Gaara soddisfatto – quella poteva essere un’ottima idea. Si sarebbe truccato in maniera così spaventosa che la gente non avrebbe più dubitato che lui fosse il Kazekage!
Come Kankurou , anche lui avrebbe avuto la sua maschera da guerra!
Velocemente si diresse verso le stanze del fratello.
Non si curò di bussare; era il capo villaggio lui!
Kankurou non c’era, ma Gaara individuò immediatamente il posto in cui il fratello si truccava.
Vicino alla finestra c’era una grande specchiera con luci artificiali e cassettini. Sul ripiano erano disposti in bell’ordine vari tipi di pennelli, pigmenti colorati, lozioni e altro materiale che il giovane non riuscì ad individuare.
Si sedette davanti allo specchio e si osservò attentamente, forse ci sarebbe voluta qualche prova, ma di sicuro sarebbe stato spaventoso!
Aprì i cassetti , li richiuse, maneggiò varie lozioni e pigmenti finche non gli riuscì di trovare una mistura di un bel colore nero brillante.
Prese un pennello cominciando a ripassarsi il contorno degli occhi.
La mistura era troppo acquosa e il trucco colò impiastrandolo .
>In un istante era diventato un mascherone slavato di grigio.
Frugò tra le varie lozioni cercando di pulirsi.
Prima quasi si ustionò la pelle con un liquido maleodorante, poi s’impastò la faccia con un olio trasparente e profumato.
Solo dopo aver smanettato altri quindici minuti riuscì a trovare un latte detergente che riportò la sua pelle al bel colore eburneo che lo rendeva così attraente (e figo).
Sartiando in vari dialetti, ricominciò ad armeggiare con le varie misture aggiungendo pigmento al composto.
Questa volta quando lo passò sul viso le pennellate rimasero ben scure e dense, quasi luminose.
Si ripassò il contorno degli occhi e poi tracciò varie righe e spirali finchè il suo viso non assunse un’aria decisamente sinistra.
Soddisfatto rimase un attimo in dubbio poi trovato un rossetto nero se lo passò sulle labbra; perfetto!
Forse doveva aggiungere dello smalto?
Magari in seguito.





Si alzò soddisfatto mentre il trucco si andava asciugando.
Dietro di lui la specchiera , era un cumulo di polveri , lozioni e pennelli sporchi.
Era appena uscito in corridoio quando due cameriere fuggirono urlando.
In un attimo arrivarono due Anbu pronti a vender cara la pelle.
Il Kazekage era molto soddisfatto del risultato, lo fu molto di meno quando i ninja non volendo sentir ragioni cominciarono a tempestarlo di shuriken e kunai.
Stavano anche per completare un jutsu quando Gaara riuscì a convincerli di essere effettivamente il Kazekage.
I due si guardarono bene dal chiedere il motivo per cui il capo villaggio se ne andasse in giro truccato come un demone.
In fondo Gaara sama era sempre stato un tipo un po’ strano.
Buoni buoni raccolsero le armi e se ne andarono sconvolti; avevano pensato che senza il cercoterio finalemtente suna avrebbe avuto un Kazekage normale; come si erano sbagliati.
Quale destino crudele!
Si lasciarono alle spalle Gaara , immobile con aria feroce in mezzo alle macerie di quello che era stato il corridoio.
Lui si assicurò che se ne fossero andati, poi si diresse trionfante verso l’armeria: era molto soddisfatto di se stesso.
Una piccola parentesi, l’armeria di Suna era veramente ben fornita; a tenerla in ordine era un anziano ninja, il capitano Buki, talmente logorato (in tutti i sensi) dalla guerra da non essere più in grado di combattere.
Era sempre stato uno shinobi piuttosto pignolo, attento ai particolari e per questo il vecchio Kazekage gli aveva affidato la custodia dell’armeria.
Il vecchio Buki aveva trovato un paradiso in terra, anzi in un magazzino.
Da mattina a sera si occupava delle armi; controllava il loro stato a partire dai manici per finire all’affilatura delle lame.
Le aveva riposte per bene in scaffali attrezzati.
Aveva poi schedato ogni arma, e dopo averle assegnato un codice lo aveva registrato in un favoloso libro dalle dimensioni fantasmagoriche.
Aveva addestrato una decina di assistenti che tenevano in perfetto ordine le armi .
Buki in persona si occupava dell’acquisto della sostituzione e della fabbricazione di altre armi.
Gaara non era mai stato nell’armeria, ne conosceva solo l’ubicazione, e non sapeva che per poter anche prelevare un shuriken anche il Kazekage aveva bisogno del permesso di Buki.
Ma lui era il capo villaggio e poteva permettersi di ignorare certi particolari trascurabili.
Fu quindi con grande piacere che spalancate le massicce porte blindate, questo dopo aver tolto i quattro catenacci , i trentasei sigilli ed evitato un paio di trappole che rendevano quella porta quasi impenetrabile, potè fare ingresso nel magazzino.
Dicevo, quando Gaara finalmente riusì a spalancare le porte si trovò di fronte la più ricca e lucente collezione d’armi che avesse mai visto o immaginato.
Si rigirò nella grande sala con gli occhi pieni del luccichio dell’acciaio.
La pareti erano rivestite di legno e ricoperte di rastrelliere in cui le armi erano disposte in perfetto ordine.
La sala era immensa e non era che una delle tante che si susseguivano in elegante simmetria per tutto il magazzino.
Il giovane ne rimase impressionato.
Decise che in seguito l’avrebbe esplorata meglio, quindi cominciò ad arraffare le armi che si trovava a portata di mano.
Per aiutare il lettore forniamo di seguito un breve elenco delle armi che il giovane Kazekage decise di indossare:
Kunai, shuriken, blowgun, fukibari,spiedi,kakute,kama, una katana, dei nekote e una naginata.(Per ulteriori informazioni si veda sul sito Narutogen).

Naturalmente, Gaara, non avendo mai usato armi vere non sapeva come regolarsi.
Prese alcune borse che riempì di manciate di shuriken, una borsa per i kunai, una con gli spiedi, una con i nekomata e veleno incluso e così via.
Si legò in vita le borse, nella cintura infilò la katana , il washizaki, le kama, con una mano prese la naginata, con l’altra il kasarigama.
Tutto il resto lo aveva distribuito in una sacca che portava a tracolla.
Era finalmente pronto!
Con il peso delle armi si sentiva forte, sicuro!
Soddisfatto si mosse verso la porte; arrivarci gli richiese una certa fatica.
Per chiuderla dovette posare la naginata; ma non si scoraggiò.
Ci voleva un po’ di tempo per imparare a portare le armi.
In fondo se ci riusciva Naruto, che era un notevole imbranato, per lui sarebbe stato uno scherzo(infatti a Suna ancora ridono).
Fu un bene che avesse sviluppato questo straordinario pensiero positivo perchè aveva addosso tante di quelle armi da stroncare il ninja più robusto.
Faticando come un addannato, e tintinnando come una mandria di mucche, finalmente percorse i primi venti passi del corridoio.
Si fermò un attimo a riposare, tergendosi il sudore con la manica.
Rinfrancato riprese a camminare .
Bisogna dire che più che camminare strisciava cercando di mantenersi in piedi.
Per fortuna era immerso in una dei suoi film mentali; si vedeva mentre affrontava una serie di nemici con armi sempre diverse.
Così salvava il villaggio di Suna, e poi anche Konoha.
Diventava così famoso che Akatsuki veniva a cercarlo; ma lui era pronto falcidiava quei maledetti a colpi di tama, katana e naginata.
Così mano destra, mano sinistra come se tagliasse l’erba.
Distrutta Akatsuki andava nel covo di Orochimaru e lo uccideva, salvava Sasuke e lo riportava , ben impacchettato, a Naruto.
Si stava giusto beando dei suoi sogni quando si rese conto delle urla.
Si guardò intorno; era per le vie del villaggio, ma ovunque passasse si udivano grida raccapriccianti, sia di donne che da parte degli uomini.
Gli shinobi si erano armati e lo circondavano con aria feroce.
- Tornate alle vostre occupazione- esclamò furioso agitando lal naginata – non c’è bisogno che mi ossequiate in continuazione. E poi basta gridolini eccitati per favore; mi sta scoppiando un mal di testa…
- La gente di Suna ammutolì sconvolta; quel demone in nero aveva rubato la voce del Kazekage, i suoi capelli.
Dopo un attimo di esitazione si slanciarono contro il demone; dovevano costringerlo a lasciare andare Gaara sama
Dal canto suo Gaara si difendeva come poteva; non poteva colpire la sua gente per cui tirava manate e cazzotti impacciato dal quantitativo eccessivo di armi.
Ma la folla era decisa a tutto: gli strapparono via una a una le armi.
Non paghi si accanirono su di lui lacerando il prezioso yukata di Temari.
Stravolto dalla VOX POULI Gaara si fece piccolo cercando di sottrarsi alla furia della gente.
Finalmente più leggero si mimetizzò tra la folla compatta e riuscì a passare tra le gambe della gente.
Correndo a perdifiato stava rientrando nel palazzo quando sulla soglia vide il fratello; se ne stava a braccia conserte e l’aria parecchio seccata.
Gaara si avvicinò spavaldo, ma quello lo acchiappò per le orecchie e senza dire una parola lo trascinò nella sua stanza.
- Hai fatto tu ‘sto casino, vero?- Lo sbatacchiò davanti alla specchiera, poi senza che il fratello avesse il tempo di reagire, se lo mise sulle ginocchia incominciando a sculacciarlo con il palmo della mano.
Gaara si divincolò e urlò; poi offeso nella sua dignità tacque sopportando il dolore.
Dopotutto era una questione di stile.





Il giorno dopo il Kazekage si scusò con il responsabile dell’armeria e girò per il villaggio a ringraziare il popolo per la sue fervente dimostrazione d’affetto.
Questa volta indossava i suoi soliti abiti e chissà perché tutti lo riconobbero subito; sarà che la gente è ignorante e non ama cambiamenti!

lunedì 14 aprile 2008