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L’aveva fermato! Finalmente l’aveva fermato. Improvvisamente tutta l’energia che l’aveva sostenuto sembrò abbandonarlo. Si accasciò al suolo; respirava a stento. Non sentiva più dolore, le ferite causate da Kidomaru non bruciavano più. Si sentiva solo vuoto, infinitamente vuoto. Il corpo insopportabilmente pesante, come roccia che lo faceva sprofondare. Giù sempre più giù, in un abisso oscuro e invitante. C’era un così bel silenzio. Se vi si fosse abbandonato non avrebbe sentito più nulla, nessun dolore, nessuna angoscia. Niente di niente. Tutto avrebbe cessato di esistere in un solo istante. Il suo spirito si volse verso l’abisso oscuro e invitante. Solo una minuscola parte della sua mente continuava ad opporsi. Una scheggia di luce, un dolce pensiero che ancora gli impediva di muoversi. - …..alzati, alzati…non arrenderti gridava la minuscola scheggia di luce. Era così piccola eppure così forte. Per un attimo cercò di pensare a quella piccola luce, poi le forze lo abbandonarono; si lasciò andare nel buio, nella pace dell’oblio. - Muoverti, devi muoverti! - Gridò la scheggia di luce con voce sempre più fievole. Muoversi Cercò di pensare al suo corpo. Era così confuso. Sentiva qualcosa dilaniarlo dentro; come i morsi di qualche bestia feroce. Qualcosa lo mordeva? Si attaccò a quel pensiero cercando di muoversi. Un improvviso, atroce dolore lo trafisse facendogli perdere i sensi. - Soffre….- sussurrò l’erba schiacciata.- Sento il suo dolore penetrare in me! - E’ morto, senti come pesa, sprofonda nella terra,- ribattè una zolla da cui erano stati strappati ciuffi d’erba lascerà a noi il suo corpo. Ci nutriremo di lui. - Senti il suo sangue, è dolce, è amaro- l’erba schiacciata dal petto di Neji si distese ancor di più beandosi di quel contatto caldo e rinfrancante. - Ci hanno torturati, spaccati, feriti urlarono gli alberi scuotendo le chiome gli esseri umani ci portano solo dolore. Incidono il nostro corpo Tagliano le nostre braccia Rubano i nostri frutti Ci uccidono...ci uccidono con la loro crudeltà. L’intero bosco fremette sofferente, impaurito. - Dateci quel corpo, lasciatecelo smembrare,- il coro degli alberi riecheggiò cupo, feroce le nostre radici si avvinghieranno a lui… - Trapasseremo le sue carni - Succhieremo le sue viscere - Il sangue, berremo il suo sangue - Lentamente lo consumeremo - Diventando sempre più forti - Finchè di lui non resteranno che le ossa calcinate - Le ossa che terremo strette a noi - In ricordo - In memento - Come compagnia! Lo stormire delle fronde degli alberi sembrò un’amara risata. L’erba schiacciata si raddrizzò lentamente, ogni volta diventava sempre più faticoso.. Forse inutile.- Perché solo voi, perché voi alberi volete toglierci l’umano? Esso è nostro, è caduto su di noi. - Noi lo sfioreremo gentilmente mentre il suo corpo si scioglierà per nutrirci- - Le nostre infinite sottili radici lo abbracceranno per l’eternità... Dal fondo del prato, quasi nascosta da una felce, una limpida polla d’acqua gorgogliò soave …sento l’ira scorrere attraverso la nostra madre terra: fratelli alberi, sorella erba…. Cosa porta tanto scompiglio, tanta dolorosa rabbia? - Non hai dunque assistito allo scontro tra due questi due uomini?- Una vecchia quercia allungò verso di lei una radice nodosa, in cerca di sollievo.- Eppure essi lottarono come demoni, devastando il bosco. - Gli uomini portano la distruzione; questo lo sappiamo!- La polla dilagò da sotto terra scivolando sull’erba, rinfrescandola, allungandosi fino alle radici degli alberi, coprendo in un istante tutta la radura. Le piante sospirarono felici; l’acqua sorgiva era dolce e fredda, leniva il loro dolore, portava via la loro rabbia. - Dall’alba dei tempi conosco gli uomini, lavo i loro corpi, placo la loro sete.- gorgogliò soave non tutti gli uomini portano la distruzione. Non c’è solo male in essi!- L’acqua scivolò sotto il corpo di Neji; lavò via il sangue, scorse sulle sue ferite, lavò le sue membra , bagnò con dolci sorsi le labbra riarse. Il corpo del giovane ebbe un fremito. Nell’oscurità della sua mente ormai lontana, risuonò un chioccolìo. Per un istante , Neji fu presente a se stesso: ma fu solo un istante. Di nuovo l’oscurità lo richiamò a sé. L’acqua si fece strada fra le sue labbra, scivolando lentamente nella gola e poi sempre più giù irrorando dolcemente il corpo stremato. - Apri gli occhi Neji! Dammi la mano, alzati ora!-Una voce dolce eppure imperiosa si fece largo nella mente sopita del giovane. Il suo corpo ebbe un lieve sussulto; sentiva un tocco leggero scuoterlo gentilmente. Una parte di lui si sarebbe voluta sottrarre a quell’insistenza. Ma solo una parte. L’altra, quella animata dalla piccola scheggia di luce, si ancorò fortemente al richiamo che le veniva rivolto. Tese la mano. Una sensazione di fresco lo invase; spalancò gli occhi. Una mano delicata quasi trasparente stringeva forte la sua. - Chi sei?- Domandò con un filo di voce. La sua mente implorava il silenzio, la pace. La sua mente voleva sapere, si aggrappava a quella mano che splendeva nell’oscurità. - Neji, vieni, alzati…- la mano per quanto sottile e aggraziata lo stringeva con dolce forza. Non avrebbe lasciato la presa per nessun motivo. Il giovane Hyuuga lo sapeva, anche se non ne conosceva il motivo. - …perché…perché…- rispose stancamente al richiamo. - Sentiva che quel briciolo di forza che lo aveva sostenuto stava per allontanarsi. - …perché ti amo Neji…- la mano lo tirò dolcemente cercando di allontanarlo dall’oscurità - ..da sempre sono con te, ero presente alla tua nascita, ero con te quando incespicando hai mosso i primi passi, quando sei corso fra le braccia della tua dolcissima madre … Il giovane si mosse, un passo dopo l’altro, lentamente guidato dal suono familiare della voce. Ogni movimento gli costava uno sforzo atroce, il dolore tornava scorrere lentamente dentro di lui. Dolore, dolore, ogni passo lo trascinava in una spirale che sembrava infinita. Le lacrime gli bagnarono il viso; avrebbe voluto gridare, tanto il dolore lo faceva soffrire. - Perché, perché mi fai questo? Domandò singhiozzando. Riusciva a stento a parlare; il dolore aveva invaso ogni recesso della sua mente. - Neji apri gli occhi, non sfuggire al dolore, guardami…io sono con te. Soffro insieme a te, vivo in te e per te. Con un ultimo leggero e deciso strattone il giovane uscì dalle tenebre. La luce lo accecò. Chiuse gli occhi sentendosi invadere da un senso di serenità familiare. - Neji, lo so che hai paura, ma so anche che hai sempre dominato la tua ansia, l’angoscia.- Qualcuno lo strinse a sé in un abbraccio fresco e morbido; consolatorio eppure pieno d’amore. Ricordava questa sensazione; molte volte l’aveva provata nella vita, molte volte era stata essa a dargli la forza per continuare ad andare avanti nonostante la paura, nonostante lo sconforto. - Non sei un reietto- gli aveva ripetuto mille volte la voce dopo che gli avevano impresso il marchio maledetto. - Tu sei forte, sei il più dotato del tuo clan, riuscirai dove altri falliranno - …non sei solo, non sei mai stato solo…io sono sempre con te, sempre… Improvvisamente ricordò, imparò , comprese . Sapeva cos’era quella scheggia di luce che lo aveva tirato fuori dal buio , dall’abbandono , dalla morte. Era lo spirito, era il kami, dell’acqua Mizu! Gridò spalancando gli occhi: una bellissima fanciulla gli sorrise. - Mizu, acqua! Ripetè il suo nome guardandola per la prima volta nella sua forma spirituale.
La fanciulla sorrise; aveva il volto chiaro e splendeva di riflessi verdi e azzurri, la sua consistenza era fresca e solida come carne umana. Era bella, bella e radiosa, splendente senza essere intoccabile, soprannaturale.- Mizu. La strinse a sé in un dolcissimo abbraccio sciogliendosi in lacrime. Sapeva di poterlo fare, nessuno lo conosceva meglio di lei , nessuno lo amava di più. |
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