NIENTE DOLORE PER PIACERE!






Capitolo primo: convivenza forzata


Villaggio di Konoha, una tranquilla giornata primaverile.
Dal villaggio di Suna era arrivato un personaggio molto importante e uno dei nuovi Jounin era stato mandato a scortarlo e proteggerlo in caso di necessità.
Rocco Lee salutò a voce alta scostando le cortine della portantina di Suna.
- Cosa sei venuto a fare qua?- Domandò il Kazekage facendogli cenno con la mano di andarsene.
Rocco Lee lo guardò offeso- Sono qui per farle la guardia Kazekage sama. Hanno mandato me perché sono er mejio de li dintorni: io mi impegno da mattina a sera e sono fortissimo col taijutsu.
Il capo di Suna sbuffò seccato -e io c’ ho lo scudo di sabbia- non riusciva a capire per quale motivo il governo di Konoha gli avesse assegnato quello svitato come guardia del corpo.
Rocco Lee, si ricordava di lui : se la memoria non lo ingannava gli aveva stritolato una gamba ed un braccio durante l’ esame dei Chunin, aveva cercato di ucciderlo in ospedale e infine l’ aveva salvato da Kimimaro …- sbuffò di nuovo. - Sì era una faccia conosciuta…e che faccia!
-…..intanto sono secondo solo a Neji,e questo dimostra che non c’è nessuno meglio di me per proteggerti!- Rocco aveva continuato a parlare ininterrottamente per dimostrare la sua ragione. Purtroppo per lui Gaara non aveva ascoltato una parola di quel che diceva.
Lee tacque guardando il Kazekage di sottecchi; neanche lui capiva perché fosse stato scelto per quella missione così ardua e tormentata.
C’ erano nel villaggio persone con molta più esperienza ed abilità di lui , come il suo sensei ad esempio.
Gaara incrociò le braccia sul petto con aria indispettita- voglio Neji!- Esclamò stizzoso.
Rocco mise le mani sui fianchi - Neji ha cose più importanti che fare da baby-sitter ad un bambino capriccioso come te!
-Il vostro Hokage deve avere poco a cuore la mia incolumità! –Esclamò stizzito. Poi si avvolse nella sabbia senza più pronunciarsi.
Rocco lo guardò mogio mogio – Ma tu pensi che io sia così debole?Sigh, sobh…uheee…!- Gli faceva male al cuore pensare che Gaara non lo rispettasse. Da quando si erano incontrati l’ ultima volta non aveva fatto che pensare a lui:le sue sottili labbra sabbiose, le sue profonde occhiaie,il suo corpo esile e candido…- Gaara come sei tenero!!Mi viene voglia di proteggerti!- Lo abbracciò finendo per rimanere con un pugno di sabbia in mano, magari anche due.
- PORCO PERVERTITO COSA STAI FACENDO?!??!?!- Urlò il Kazekage con metà del viso trasformato in Shukaku
Rocco sospirò ferito. Tese le braccia dolcemente. -Perché dici così!Ti dimostrerò di essere all’ altezza del compito assegnatomi!Puntò sull’ eburneo volto del Kazekage gli occhi di velluto scuro.
- Velluto scuro: che sguardo pesante, levamelo di dosso. – Voltandogli le spalle, Gaara si avviò verso l’ ufficio dell’Hokage. Era fortemente turbato, non sapeva di aver inflitto anche danni mentali al giovane Lee. Come per un ripensamento si volse indietro a guardarlo; hai visto mai che quel demente si fosse perso per strada.
Rocco arrossì sotto lo sguardo indagatore dei begli occhi chiari.
L’ arrossito e il rosso entrarono nel palazzo dell’ Hokage.
Sulla porta li attendeva Shizune piuttosto nervosa- dai ragazzi Tsunade-sama vi aspetta ! Il tè si raffredda, i biscotti si irrancidiscono: sapete, il paese è piccolo e la gente mormora:”come mai il Kazekage si fa attendere tanto?”(questa è la gente che mormora)
Gaara strinse i pugni: doveva andare…- chi mi ama mi segua! –Esclamò entrando nell’ ufficio dell’ Hokage.
Lee arrossì felice; il suo desiderio si stava dunque realizzando? Il suo cuore mancò un battito, anche due , poi tre…..
- Dottore…presto lo stiamo perdendo…Defibrillatore!
- Uno, due, tre…libera!
- Fategli una fiala di adrenalina..
- Il suo cuore ancora non reagisce, dev’essere lo shock per lo sguardo appassionato del Kazekage.
Proviamo di nuovo…Avanti; non possiamo arrenderci. Questo ragazzo splende della primavera della giovinezza.( Intervento fuori luogo di Gai-sensei).
- Uno, due, tre….libera!
- Dottore…dottò…il cuore ha ripreso a battere….batte come nu’ tamburo.
In un lampo Rocco Barocco, hemmm Lee, si rialzò in piedi precipitandosi verso l’amato.
-Eccomi!Ti seguirò ovunque tu vada! Io ti amo!Si fiondò con enfasi nella stanza inciampando nel tappeto e cadendo con la faccia sul vassoio dei biscotti.- Tsunade lo raccolse da terra sbaciucchiandolo - Rocco!Sei sempre il solito casinista! Pucci pucci pucci pucci pucci…
-Ma io lo amo!Di giorno lo penso di notte lo sogno!- Arrossì guardando il rossino che stava diventando terreo\sabbieo dalla vergogna.-Lui è così tenero, forte, maschio! Lo prendo come esempio!-si tirò su la frangia dalla fronte – voglio pettinarmi come te! Vivere come te! Baciare solo te!-Si avvicinò pericolosamente al Kazekage che crollò sgomento su una poltrona(avevano cambiato arredamento).
Tsunade pizzicò le guance di Lee -tenerone lui!- Si rivolse al Kazekage rannicchiato in poltrona in posizione di difesa: scudo di sabbia alzato e terzo occhio ciondolante in giro. - Hai visto che Lee è il solo “uomo” a poterti proteggere: ti ama!-
La poltrona su cui stava Gaara si schiantò al suolo, lasciando solo un alto cumulo di sabbia da cui spuntavano i capelli rossi di Gaara .
Proprio in quel momento, per evitare che Rocco si precipitasse al salvataggio dell’amato, Shizune si affacciò alla porta, e con il dito indice fece segno a Lee di uscire.
Quello non se ne dette per inteso mettendosi a spalare sabbia a mani nude - io devo proteggerlo! -Protestò veemente.
Shizune lo trascinò via per i capelli.
Tsunade sospirò tendendo la mano al Kazekage che sputazzava sabbia in giro spolverandosi l’abito piuttosto irosamente.
-Su su caro accomodati e prendi una buona tazza di thè. Rocco e nu’ poco irruente ma ti ama dal profondo del cuore: è un vero galantuomo e con lui sarai al sicuro.-
Gaara si alzò per andarsene, quando Tsunade lo bloccò sulla poltrona.
L’hokage si sistemò alla scrivania cominciando a versare il liquido caldo nelle tazze.
Sostenuto solo dalla forza della sabbia, non a caso era una “forza portante”,Gaara prese posto davanti all’Hokage .Per qualche minuto sorbirono in silenzio la bevanda calda, poi Tsunade fece scivolare una busta viola sul tavolo: purtroppo non era una bustarella .
Il Kazekage la guardò sospettoso e pure un poco schifato- finito la carta bianca?- Chiese sardonico, aprendo il voluminoso plico .
-No , un restyling del nostro arredatore rispose secca l’ Hokage; come vedi è un dossier completo di Akatsuki. C’ è tutto: fotografie, dati completi anagrafici con tanto di compleanni e segni zodiacali…
Gaara- C’è anche il gruppo sanguigno?
Tsunade –No, quello ancora non l’ abbiamo ottenuto . In compenso forse abbiamo l’ ultimo avvistamento del gruppo: pare che siano a Disneyland a sbarcare il lunario .
-Perfetto , manderò immediatamente una squadra AMBU(Terna ,Quaterna ,Cinquina e TOMBOLA!)per cercare di individuarli .
-Bene, - l’Hokage si rilassò - penso che sia meglio che tu ti trattenga un pochino a Konoha, stasera c’ è la sagra del rognone .
- Non mi piace il rognone!- Sbottò Gaara, - e poi Konoha è scomoda e troppo fresca.
- Ma dai carino, - sorrise adorabilmente Tsunade - la sagra del rognone è stupenda. Potrai indossare uno yukata….
Gaara avvampò e impallidì insieme- …uno yukata? Cos’è uno yukata?-
Tsunade sospirò abbracciandolo; la mossa fu così rapida e inattesa che la sabbia del Kazekage non riuscì a proteggerlo.
Gaara avvertì una strana sensazione…era qualcosa di simile al sentimento provato quando Yashamaru lo coccolava.
- Povero, tenero , piccolo – sospirò l’avvenente Hokage- ho giusto un bello yukata marrone adatto a te. Era di mio fratello. Ti starà un incanto.
Gaara si staccò violentemente dall’abbraccio di “grandi tette” Tsunade; si sentiva molto molto…come si diceva quella cosa..Ah sì…era imbarazzato. Si erse in tutta la sua statura e fronteggiò l’Hokage:
1. odio il colore marrone, preferisco il nero
2. cosa demone è uno yukata?
3. ho appena finito di dire che odio il rognone.
Detto questo si voltò per andarsene, ma Tsunade lo acchiappò per un braccio costringendolo a voltarsi.
Gaara si stupì della sua abilità; riusciva a toccarlo nonostante la sabbia lo proteggesse.
- Kazekage sama, sarebbe buona politica venire alla nostra sagra del rognone, in fondo siamo alleati no?
- Hokage sama, sarebbe buona politica trovare Akatsuki prima che vengano a cercare i biju.- Rispose il giovane fissandola con i suoi occhi color cielo.
- Ho già spedito quattro squadre Ambu per la ricerca di quella cara gente – sorrise Tsunade trascinando il giovane verso la poltrona.
Gaara oppose resistenza tirando dalla parte opposta – non vorrei che si dicesse che Suna non aiuta Konoha nella ricerca di Akatsuki.
L’Hokage mollò la presa di scatto facendo perdere l’equilibrio al rossino che si ritrovò col sedere a terra, hemm sulla sabbia. Era veramente, veramente furibondo!- Me ne vado! – Disse asciutto.
-Kazekage sama non rispetta le usanze di Konoha e rifiuta un invito così insistente dell’Hokage?- Sussurrò svagatamente la donna.
- Ho detto che odio il rognone, - ..si voltò verso di lei furibondo, - …e poi non ho abiti di ricambio e non so dove alloggiare.
Tsunade sorrise teneramente - …mio caro Gaara, ti darò gli abiti del mio defunto fratello e alloggerai con la tua scorta personale: Rock Lee.
- Nient’altro?- rispose furioso uscendo a passo rapido dalla stanza. Ancora un attimo e l’Hokage l’avrebbe convinto a deviare il corso di venti fiumi per trasformare Suna in una ridente città fluviale.
Era così nervoso che aveva un demone per capello, ma quando vide Lee così teneramente addormentato, che prendeva a pugni il muro (da poco riverniciato) spaccandone ogni volta un pezzo più grosso, sentì una rabbia feroce travolgerlo.
Senza che neanche lo pensasse, Shukaku prese possesso di metà del suo corpo trasformandolo – cosa stai facendo demente – tuonò il demone furibondo acchiappando Rock Lee per la collottola – dormi mentre io sono in mortale pericolo?-
Bastarono le parole “io e pericolo” per risvegliare il “giovane ragazzo” (vedi altra fiction). Con una rotazione acrobatica multipla si liberò dalla presa e si scagliò contro Shukaku con un fantasmagorico Konoha Senpuu.
Shukaku reagì allungando le zampe verso Lee. Ruggiva di rabbia e frustrazione.
Improvvisamente la porta dell’ufficio dell’Hokage si spalancò - …la volete finire di fare casino..- urlò Tsunade livida con la faccia da megera – qui c’è gente che lavora! Dette uno scapaccione a Gaara e uno a Rock Lee. – Ora fate la pace e poi andrete a casa di Rocco per riposarvi e prepararvi per stasera.
I due non fecero in tempo a profferir parola, che la porta si era richiusa con un sonoro tonfo.
Si guardarono trucemente; poi il viso di Lee si illuminò come una candela.
- Ma tu…tu vieni a casetta mia?- Esclamò tutto contento .
Gaara aveva ripreso le sembianze umane; Shukaku fortemente offeso si era ritirato in un angoletto mogio mogio.
- Sì – rispose il Kazekage lapidario
- E vieni pure alla sagra del rognone?- Continuò felice Rocco
- Sì – Il rosso si stava scocciando assai.
- E indosserai pure lo Yukata? –
- Sì, indosserò questa cosa che serve per la sagra del rognone. – Confermò nervosamente.
- ..e resterai a casa mia per tutto il tempo…cioè staremo insieme io e te?- Rocco era al colmo della felicità. Passare una giornata con il ragazzo dei suoi sogni, che meraviglia!
Gaara-…-
- Bene, allora seguimi mentre ti racconto le origini della sagra del rognone…- cominciò il jounin tutto felice.
- Ho una proposta migliore, ti risparmierò la vita se chiuderai quella dannata bocca… – Gaara sentiva che stava perdendo il controllo. Sembrava che questi nuovi alleati stessero facendo di tutto per fargli perdere la poca pazienza di cui era dotato .
Rock Lee si voltò; aveva il viso talmente triste che poco mancò che a Gaara venisse il vomito.
- Mi dispiace avervi infastidito Kazekage sama, - disse serio – vi porterò subito nel mio alloggio dove potrete riposare e rinfrescarvi.. .se volete vi preparò anche delle frittelle di rognone, con sciroppo d’acero.
Attese invano una risposta; il Kazekage si era messo a braccia conserte e attendeva in silenzio che il jounin facesse il suo dovere.
In silenzio la bestiolina verde di konoha lo guidò per le strade del villaggio, fino a condurlo ad una casetta piccola in legno circondata da un grazioso giardino.
Nelle strade intorno fervevano i preparativi per l’imminente festa; la gente si salutava, si chiamava. File di bandierine colorate penzolavano dai tetti.
Anche la casa del giovane Lee non faceva eccezione, e in cima alla banderuola si dipartivano nastri colorati, prestati da Teneten.
Alla vista di tanti colori e tanti rumori Gaara si sentì confuso e spaesato.
Aveva solo voglia di sedersi sul suo terrazzo e sentire sul viso la dolce carezza della sabbia, ascoltare il silenzio di Suna interrotto solo dal canto del vento.
Rocco, che si era voltato per indicargli dei bambini mascherati, vide gli occhi dell’altro oscurati dal dolore.
Tacque, e aprendo rapidamente la porta lo fece entrare in casa.
Doveva essere duro per Gaara aver passato tutta la sua vita nel calore del deserto senza poter vedere fiori colori e alberi.
Con un sospiro di sollievo appena percettibile, il Kazekage assaporò la frescura dell’abitazione in legno.
Non c’erano molti mobili, solo un armadio dalle ante scorrevoli e un tavolino con attorno dei cuscini.
Si tolsero le scarpe e salirono sui tatami; il giovane di Suna apprezzò la ruvida trama del giunco sotto il palmo dei piedi nudi. Non avevano niente di simile al suo villaggio.
- Vorresti farti un bagno? – Propose vedendo il compagno immobile e visibilmente spaesato.
- ..un bagno?- Gaara rigirò nella mente la richiesta – voleva fare un bagno?
Guardò Rock Lee.
Rock Lee guardò Gaara con aria incoraggiante – una bella rinfrescata alla tua sabbia…che so…una setacciata…insomma quello che fai tu di solito con la tua sabbia.
- Dov’è il bagno? – si arrese il rossino decisamente confuso. Cosa avrebbe dovuto fare con la sabbia secondo il suo ospite? Ma che idee gli venivano in testa?
- Seguimi, vedrai ti piacerà – sorrise felice – non so come usate a Suna, ma qui prima facciamo la doccia e poi ci immergiamo in una bella vasca di acqua bollente.
Gaara lo guardò basito; ma questo era proprio scemo o ci faceva?
- Anche a Suna esistono bagni, docce vasche e acqua – ci tenne a chiarire.
Prese gli asciugamani che un servizievole Rock Lee gli porse e finalmente potè rinchiudersi in bagno.
- Ma che carattere: – osservò Rock Lee preparando uno spuntino veloce – è troppo timido; così sensibile. Stasera lo porterò a tutte le bancarelle e lo farò divertire un poco. Chissà che inferno e che tristezza vivere nel deserto.
Canticchiò, fece i suoi esercizi e dopo quindici minuti esatti si ritrovò il Kazekage avvolto in un ampio telo da bagno. Aveva i capelli bagnati che gli sgocciolavano sul viso e occhi azzurri lucenti – dove sono finiti i miei abiti? –
- Be, li ho lavati no? Erano sporchi per via del viaggio- Sorrise Rock Lee – ma in camera mia ho tanti abiti che possono andarti. – sei più basso e magro di me perciò penso che quelli dell’anno passato ti andranno bene.
Gaara gli voltò la schiena; cosa poteva dirgli, anzi fargli, senza compromettere l’alleanza fra i due villaggi?-Sospirò stancamente. – Dammi i tuoi vestiti!- Ordinò perentorio.
Il jounin lo condusse in una piccola stanza in cui c’era un armadio a muro e poco altro. Rocco fece scorrere una delle ante e mostrò all’ospite una fila di abiti ben lavati e impilati.
- Prendi ciò che desideri. Io vado a lavarmi e poi mangeremo qualcosa prima di riposare. – Senza aggiungere altro lo lasciò solo nella stanza. Qualcosa gli diceva che il suo coinquilino si stava un po’…un po’…scocciando. Ma forse era solo stanco.
Se ne andò a farsi il bagno con tutta la calma del mondo e poi raggiunse Gaara che lo aspettava seduto davanti al tavolino. Aveva indossato una maglia nera e dei pantaloni marroni e ora se ne stava coi gomiti appoggiati sul tavolo e la testa fra le mani . Sembrava pensieroso.
- …ma..ma tu sei triste? – Domandò sedendosi di fronte all’ospite.
- Definisci triste – puntò i begli occhi chiari nel volto dell’altro.
- Quando senti che il cuore ti fa male e non sai spiegartene il motivo (Lee si riferiva ai suoi problemi cardiaci, probabilmente.)
- Il cuore, quella massa di carne che batte dentro il mio petto. – Guardò furioso l’altro – non mi fa male la carne, non mi fa male il cuore. Però…
-…però…- insistette Rock Lee – però senti che qualcosa non va. Come se fossi fuori allenamento.
Insomma come se la sabbia non ti obbedisse più.
Gaara sussultò ; quel ragazzo aveva una certa perspicacia.
Distolse lo sguardo.
Rock Lee sospirò. Era veramente difficile conversare con Gaara. E pensare che credeva di aver raggiunto il limite parlando con Neji; eh sì che lo Hyuuga era decisamente scorbutico e arrogante.
Decise di lasciar perdere; apparecchiò la tavola per due e vi mise sopra le pietanze precedentemente preparate.
- Buon appetito! – Disse all’ospite che fissava glaciale la finestra di fronte a sé. – Prese i bastoncini e cominciò a servirsi.
Gaara si voltò verso la tavola…rimanendo con la mascella pendula; alla faccia dello spuntino.
Sul tavolo e su alcuni vassoi erano disposti in maniera molto accurata ciotole piene di pesce, carne, verdure, riso e tante altre cose che non riuscì a riconoscere. Non aveva mai visto tanti colori e tanta varietà di cibo. Di sicuro non era un pasto da fare prima di fare una passeggiata per le strade di Suna.
Guardò il padrone di casa; era stato bravo a preparare tutto quel cibo...lui aveva a malapena sbucciato della frutta. Chissà perché gli venne in mente Yashamaru, suo zio, colui che aveva cercato di ucciderlo . Il primo ad averci provato.
Si alzò di scatto rovesciando metà del cibo a terra..- stai cercando di avvelenarmi vero?- Gridò furioso.
Il Jounin quasi si strozzò; stava finendo una ciotola riso con i gamberetti e improvvisamente quello strano ragazzo dai capelli rossi si metteva a far casino.- Non ti piace la mia cucina?-
-Non cercare di aggirare il discorso – lo prese per la collottola – stai cercando di uccidermi. E’ per questo che mi hai invitato a casa tua?
- Ma veramente – staccò le mani del giovane dalla sua maglietta nuova -…che ne sapevo che sei allergico alla mia cucina. Cucina tu se vuoi e smetti di sprecare il cibo.
- Non fare l’idiota, dimmi chi ti ha mandato?- Velocemente si portò alle spalle del giovane puntandogli alla gola un kunai di sabbia - …è stato l’Hokage o sei un traditore al soldo di qualcuno?
- Traditore, soldo….ma cosa hai mangiato, cosa ti ha fatto allergia? Cosa ti sta succedendo?- La voce di Rocco s’incrinò pericolosamente.
- …allora lo ammetti che il cibo era avvelenato?- Insistette il Kazekage spingendo il kunai così forte che una goccia di sangue ne bagnò la punta.
Rock Lee scoppiò in un pianto dirotto lasciando il Kazekage di sale…sabbia…sasso?- Ma come ti viene in mente…Guarda che ho capito...pensi che ti voglia fare del male? Io del male a te? E perché poi?Lo sai che mi piaci, che ti voglio bene. – Le lacrime scorrevano sul viso del giovane .
Gaara lo guardò dubbioso - …non mi vuoi avvelenare e mi vuoi bene? – Sciolse il kunai e si sedette sul tatami, lontano dal cibo rovesciato.
Forse quel ragazzo era davvero sincero. Forse.
Prese una ciotola con del cibo e cominciò a mangiare in silenzio.
- Cioè….Rock Lee si asciugo col dorso della mano le lacrime, - …hai fatto tutto ‘sto macello per un semplice sospetto? Ma si può sapere come ti è venuto in mente che ti volessi uccidere...e perchè poi?- Scosse la testa - ….sono confuso…vorrei una spiegazione!Sei mio ospite e l’ospite è sacro, secondo norme vigenti dall’inizio del mondo.
Gli piantò in faccia gli occhi scuri – allora…sto aspettando….
- ....il fratello di mia madre mi ha allevato fino all’età di sei anni. Poi una notte ha tentato di uccidermi su ordine di mio padre….- Gaara riprese a mangiare tenendo la testa bassa.
Al jounin venne il magone, povero piccolo dolce, tenero Gaara: ora si spiegava la sua rabbia, la sua …la sua! – Scusami, hai ragione tu….
Gaara alzò la testa con noncuranza - ….mi hai avvelenato il cibo, allora?
La faccia di Rocco assunse un colore paonazzo; si alzò di scatto e presa dalle mani dell’altro la ciotola di cibo iniziò a ingurgitarne bocconi interi.
Gaara giudicò prudente tacere e attendere; forse aveva un tantino esagerato. Doveva ricordare che a Konoha erano sensibili, specie per usanze riguardo l’ospitalità. Veramente lo erano anche a Suna…tranne quando suo padre era in vita…Era uno uomo posseduto dalla brama di potere…Che pazzia allearsi con Orochimaru…quanta gente morta inutilmente.
Pensava alla sua vita passata, a sé stesso, come se tutto fosse stato solo un orribile incubo.
Voleva ricordare il giorno in cui aveva incontrato Naruto come quello della sua nascita: il resto era solo spazzatura!Con un gesto rapido tolse di mano a Rock Lee la ciotola e continuò a mangiare.
- ..cucini bene…voglio assaggiare anche quella roba liquida con quella cosa bianca e rosa che galleggia…e quei fili sottili….- confuso indicò una ciotola di ramen. Non sapeva come descrivere una cosa così semplice come del cibo.
- …ah…il ramen. Naruto mangerebbe solo quello dall’alba al tramonto…in effetti è quello che fa. – Porse la ciotola calda al Kazekage –Naruto….è in giro con Jiraya per allenamento...non sai quanto mi manca!- Sospirò.

- ….anche a me…- sussurrò Gaara in tono appena percettibile.



Capitolo 2 : la sagra del rognone


Tanti misteri, tante storie per poi scoprire che lo yukata per la gente di Konoha era identico all’abito usato a Suna per dormire.
Si sentiva nudo senza maglia e pantaloni; andarsene in giro per la strada con quell’indumento così leggero e intimo. Il rumore degli zoccoli gli facevano un certo effetto, però era bello camminare con i piedi scoperti sul selciato della cittadina.
Non c’era pericolo di avere continuamente addosso della sabbia o che una folata di vento buttasse tutto all’aria.
Le vie e le piazze, illuminate di lanterne di carta colorata, contrastavano l’oscurità crepuscolare.
Ai lati delle strade sorgevano bancarelle piene di profumi, di insegne curiose, di colori.
Quello che Gaara trovava estremamente seccante era il fiume di gente che si era riversato nelle strade.
Sembravano tutti eccitati, contenti; adulti e bambini…non faceva differenza.
E poi c’era la musica, le grida dei mercanti….
Il Kazekage si sentiva a disagio in mezzo alla confusione; per un po’ aveva cercato di stare al passo di Rock Lee, al suo fianco; ma la folla li aveva divisi, e per un attimo il giovane aveva temuto di rimanere solo in mezzo agli sconosciuti.
Si vergognava di quella assurda sensazione, ma non poteva farci nulla.
Una volta smesso di odiare, di provare rabbia verso gli altri, aveva cominciato ad accorgersi di molti strani sentimenti, sensazioni che non sapeva neanche di possedere, provare.
Così adesso camminava dietro il Jounin badando bene di non perdere di vista il suo yukata verde, regalo del maestro Gai, come diceva orgogliosamente lui.
Il suo yukata, invece, era un dono dell’hokage. Glielo aveva promesso in prestito, invece attaccato dentro l’abito aveva trovato un SMS di Tsunade: l’aveva letto e immediatamente gli occhi gli si erano riempiti di lacrime senza riuscire a capirne il motivo.
Aveva letto quel messaggio così tante volte da averlo imparato a memoria: era bello ricevere qualcosa in dono, qualcosa dato senza un secondo fine.
Camminava da un po’ quando un odore sconosciuto gli solleticò le nari.
- Gli spiedini!- Rock Lee lo acchiappò per un braccio trascinandolo verso una bancarella un poco più avanti.
Gaara non riuscì ad opporsi, non si era mai reso conto dell’effettiva forza del giovane di Konoha.
- Sono i dango, li hai mai assaggiati?- Rock Lee si fece largo fra gli avventori portandosi davanti alla padella dove si cuocevano gli spiedini.
Il Kazekage inalò il delizioso profumo sentendosi felice.
Era una strana cosa provare del benessere per del cibo; in vita sua aveva sempre mangiato solo per fame e sempre poca roba, a volte insipida.
Non che fosse colpa di qualcuno, solo Shukaku non sembrava avere gusto in fatto di cucina.
Rock Lee gli porse uno spiedino con infilzate delle palline rotonde dall’aria invitante; erano roventi e Gaara vi soffiò sopra.







- Ahò, ciao!- Da chissà dove spuntò fuori la figura massiccia di uno shinobi dall’aria familiare; era piuttosto grasso e stava mangiando a velocità incredibile spiedini di dango.
- Anche voi qui, che bello!- Nel parlare aveva sputazzato frammenti di cibo in giro riuscendo a centrare lo spiedino che il kazekage teneva con reverenza.
- ..Chouji..- Rocco lo salutò con una manata e insieme scoppiarono a ridere felici di essersi ritrovati. Rocco infatti era appena tornato da un massacrante allenamento. - …questi dango..ah non ne potevo più di mangiare selvaggina..
- ..hai ragione- L’Akimichi spalancò la bocca infilandovi dentro altre tre palline caramellate. Le masticò voracemente sussultando per il calore del cibo.
Gaara lo guardò con aria disgustata; improvvisamente gli era passata la fame; tese il suo spiedino a Chouji che le ringraziò con una pacca.
Il segno della mano unta s’impresse sullo yukata.
Chissà perché quella fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Con un ruggito potente Shukaku si materializzò assorbendo dentro di se il corpo di Gaara; il giovane Kazekage si teneva lo stomaco ululando-..ma che schifo, che schifo!-
Shukaku crebbe fino ad invadere le strade, rovesciare le bancarelle, ergersi sopra le case.
Alla vista del demone tasso, la gente cominciò ad urlare dapprima spaventata, poi ricordandosi di essere del villaggio segreto(il famoso segreto di Pulcinella visto che tutti sanno come raggiungere Konoha)della foglia estrassero shuriken e kunai, dagli yukata slanciandosi all’assalto.
Bombe carta, volarono intorno facendo esplodere cumuli di sabbia staccati a Shukaku.
Shuriken sferzavano la sua massa imponente, mentre gli shinobi davano battaglia con ogni mezzo a disposizione.
Le bancarelle finirono smontate, le assi divelte per usarle contro il mostro, le insegne caddero a terra, i festoni furono usati come corde per bloccare l’avanzata di Shukaku sempre più infuriato.
L’intero villaggio si era mobilitato per dare la caccia all’invasore.
Ma più lo attaccavano, più il demone s’infuriava spargendo sabbia ovunque; ben presto Konoha sarebbe diventata una città di mare, ma che dico, una città sepolta dalla sabbia, un deserto!
Nel silenzio del suo ufficio, Tsunade era seduta in poltrona a mangiare nocciole e pistacchi con in mano l’edizione rilegata di un noto romanzo giallo.
Era arrivata alle ultime pagine del libro, cominciato da tempo, ma che non riusciva a finire sovraccarica com’era di lavoro.
Quella sera aveva mandato via tutti per poterselo godere in pace prima di andare alla sagra.
Ma sembrava che la fortuna ,come al solito le voltasse, le spalle.
Qualcosa distrasse l’hokage che alzò la testa dal libro ascoltando il silenzio della notte.
Il paese era piccolo e sentiva la gente mormorare, ma il mormorio si faceva sempre più forte.
Molto forte!
Improvvise grida la costrinsero a chiudere il romanzo con uno scatto nervoso; dunque avrebbe dovuto aspettare per sapere la fine di quell’intrigante storia.
Seccata si affacciò alla finestra finendo per ricevere una ventata di sabbia sulla faccia.
La cosa non le fece molto piacere e tirò giù qualche santo dal calendario; si ripulì il viso solo per trovarsi faccia a faccia con l’orribile muso del demone tasso.
Sulla sua testa Gaara ululava qualcosa a proposito della gente maleducata dalle mani unte.
La strada sottostante era invasa da shinobi che cercavano di bloccare l’avanzata del demone.
La gente urlava, schiamazzava, si lamentava per le ferite inferte da Shukaku, dalla folla.
Venditori accaniti smerciavano ciotole di ramen, tazze di thè caldo.
I medici ninja passavano curando abrasioni e contusioni con qualche manciata di chakra sparso al volo.
Era una bailamme.
Alcune case erano state danneggiate e intorno si vedevano fuochi divampare sempre più alti.
Tsunade si portò le mani alla testa furiosa; come le era venuto in mente di invitare una persona instabile, come il Kazekge, alla sagra del rognone?
Eppure lo sapeva che il villaggio di Suna era abitato da gente un po’ fuori le righe, un po’ …fuori… mano..
Il vivere in mezzo al deserto, la solitudine li aveva resi piuttosto , piuttosto, nervosi, asociali, selvatici, scorbutici, strani…
Mentre si lambiccava per trovare la parola giusta gli occhi le caddero sul portavivande che Shizune le aveva lasciato alcuni minuti prima.
Velocemente prese il piatto arrampicandosi fuori dalla finestra, Shukaku continuava ad avanzare.
Rapida saltò sul tetto e correndo lo inseguì finche non si trovò faccia a muso con il tasso.
- Devo farlo, mi dispiace ..- tolse il coperchio dal piatto e saltata sulla testa di shukaku infilò a bocca a Gaara una manciata di rognoni caldi e fumanti.
Gli chiuse la bocca costringendolo ad inghiottire.
La reazione fu immedita; il giovane di Suna si accartocciò su se stesso mentre Shukaku si scioglieva con un ululato disperato.
- Gaara!- finalmente Rocco Lee riuscì a raggiungere il suo protetto facendosi largo fra la gente e la sabbia.
Era successo tutto così all’improvviso; non era riuscito a fermare l’ira del Kazekage.
Veramente non si era neanche accorto che il Kazekage fosse inquieto..
Un attimo prima aveva i dango in mano e sembrava felice, l’attimo dopo ruggiva dall’alto di un cumulo di sabbia vagante.- Gaara!- Strinse a sé il corpo del Kazekage scosso da singulti.
Gaara!Cos’hai?- Urlò sconvolto, mentre attorno a loro la folla si allontanava seccata! Possibile che il divertimento fosse già finito?
-…lo odio….- Gaara aveva l’aria sofferente e lo sguardo stravolto.
- ..chi cosa..che è successo?- Lee lo strinse a sé dolcemente.
Gaara lo guardò disperato- …odio… il rognone…- biascicò cominciando a vomitare pezzi di carne sulla spalla del jounin.


Capitolo 3; cosa si dissero.

Gaara se ne stava immobile sulla soglia della porta; un pezzo dell’abito gli era rimasto incastrato tra la porta e l’intelaiatura.
Aveva cercato di girarsi per toglierlo, ma lo sguardo furente dell’hokage lo aveva gelato.
Tsunade se ne stava seduta con aria indifferente; scarabocchiava qualcosa su delle carte, leggeva documenti, attendeva.
Il Kazekage si morse le labbra; doveva scusarsi, ma non sapeva da dove cominciare. Ripensò alla nottata d’inferno con Rock Lee che gli teneva la fronte mentre lui vomitava e vomitava senza fermarsi.
Era stato terribile; ma Rock Lee gli era rimasto accanto.
Lo aveva fatto stendere e bere una camomilla, era rimasto con lui finchè non si era addormentato.
Non gli aveva detto niente; non un rimprovero, non un commento.
Eppure sarebbe stato giustificato: aveva distrutto mezzo villaggio e rovinato la sagra del rognone.
Ma il giovane jounin taceva.
Il suo silenzio era stato più doloroso di uno schiaffo.
Sospirò - …mi dispiace..io..ho esagerato.. – borbottò a testa bassa. – Non volevo…
- Oh sì che volevi!- Tsunade lo afferrò per il bavero. Un attimo prima era dietro la scrivania, ed ora era là col viso di fronte al suo. – Tu marmocchio viziato aspettavi solo la scusa per fare tutto ‘sto casino. Me lo aspettavo, ma confidavo sul fatto che sei il capo del tuo villaggio. Sbagliavo!-
Lo lasciò andare tornando con calma a sedere.- Puoi andare, non ci sarà alcuna ripercussione nei rapporti tra i villaggi. – Tsunade riprese a lavorare.
Gaara rimase immobile; conoscendo l’Hokage si sarebbe aspettato di peggio.
Si voltò per andarsene rimanendo bloccato in una posa alquanto buffa.
Tornò indietro e girandosi lentamente cercò di aprire la porta.
Niente; la stoffa si era incastrata per bene nello stipite.
Scosse la maniglia.
Nulla.
Guardò di sottecchi Tsunade che continuava a lavorare imperterrita.
Dette una manata sullo stipite; niente.
Lentamente infiltrò della sabbia cercando di smuovere la stoffa.
In quel momento Shizune spalancò la porta e una manciata di sabbia le arrivò in faccia.
Gaara se la squagliò velocemente; ci mancava anche una ramanzina da parte di Shizune.
Decisamente non era portato per i rapporti sociali.
Si diresse verso l’uscita, ma sbagliò corridoio e finì negli spogliatoi.
Evitò una gaffe con alcune kunoichi intente a cambiarsi.
Cercò di tornare indietro ma finì in una specie di biblioteca.
Decisamente non aveva prestato attenzione al percorso.
Rapidamente spedì il terzo occhio fuori da una finestra riuscendo così ad avere una visuale panoramica dell’edificio.
Cercò l’uscita e guidato dall’occhio riuscì a raggiungerla in venti minuti: non sapeva come ma aveva attraversato l’intero palazzo e fatto una capatina anche nei sotterranei dello stesso.
All’uscita lo aspettava Rocco; aveva l’aria tranquilla anche se gli mancava la solita giovialità.
Gaara si avviò scegliendo una strada a caso del villaggio; forse doveva tornare a Suna, eppure sentiva che non poteva andarsene così.
Si era scusato è vero, ma non bastava.
C’era qualcosa che doveva fare, ma non sapeva cosa.
La gente era indaffarata; in giro c’erano ancora pezzi di legno e stoffa residui della fiera finita così male, le banderuole colorate giacevano tra la polvere.
Le insegne era sporche e bruciacchiate, le bancarelle mutile.
Sui muri c’erano tracce scure lasciate dal fuoco.
Ricordò con quale piacere aveva guardato l’allegra fantasmagoria delle bancarelle, delle luci , delle decorazioni..
Improvvisamente seppe cosa doveva fare.
– Devo mandare urgentemente un falco a Suna – disse a Rock Lee.
Senza una parola il giovane cambiò strada portandolo alla voliera.
Giovani falchi dall’aria fiera e feroce se ne stavano appollaiati sui rami di una grande gabbia.
Gaara prese un pezzo di carta e si sedette a scrivere.
Rock Lee, che prima si era mostrato indifferente, si mise ad osservarlo: il Kazekage era impegnatissimo a fare conti, a scrivere.
Senza alzare la testa dal foglio lavorò per mezz’ora.
Poi arrotolò il foglio e lo porse a Rocco.
Non si azzardava a toccare i bei falchi per paura di far loro del male.
Il jounin infilò il foglio nell’apposito contenitore e lasciò libero l’animale che s’innalzò leggero nel cielo azzurro.
Entrambi guardarono l’animale sparire all’orizzonte con pochi battiti d’ali.
- Per favore possiamo andare a casa tua? – Chiese Gaara improvvisamente.
Rock Lee arrossì - ..perchè mai… credo che tu non ti sia..
Il kazekage gli poggiò una mano sulle labbra( facendo ingoiare al povero Rock Lee una bella manciata di sabbia) - ..andiamo a casa tua..per favore!
Il jounin deglutì nervosamente - ..e vai stavolta si fa “zin zin”!- Pensò trattenendo a stendo la sua giovanile baldanza.
Saltò su di un tetto, e muovendosi con leggerezza, guidò il suo ospite alla periferia di Konoha.
Giunsero a casa di Rocco in meno di cinque minuti; il giovane aveva le guance rosse e i suoi occhi sbrilluccicavano. – Entra pure..- spalancò la porta spingendo dentro l’ospite.
Il Kazekage quasi inciampò; si tolse le scarpe sedendosi sul tatami- ..ehmmm..io devo parlarti..
Rock Lee sentì il suo corpo rispondere alla voce di Gaara.
Rimase in piedi respirando a fatica; sembrava che il cuore gli volesse scoppiare.
-…ieri..- Gaara cercò di guardare Rock Lee in viso ma arrossì - …ti ringrazio per tutto quello che hai fatto ieri. Io… - si alzò nervosamente mettendosi di fronte al jounin - ..ecco io…
Rock Lee era teso come la corda di un violino.
- …io ..volevo scusarmi. Tu sei una persona speciale, tu sei stato ..molto ..con me..- Gaara abbassò la testa -….ecco io..volevo… volevo..ringraziarti e perciò…
Rocco si avvicinò poggiando una mano sulla spalla del rossino; non ne poteva più.
Il desiderio lo stava facendo impazzire. - ….-
Gaara alzò verso di lui il viso candido - …perciò stasera verrà la mia gente e organizzeremo un’altra sagra del rognone. Gli ho dato le istruzioni…vedrai che sarà bella!-
Rock Lee si accasciò sul pavimento.


Capitolo 4 : la sagra del rognone by Suna


Forse le istruzioni del Kazekage non erano molto chiare, forse come diceva Tsunade, alla gente del deserto manca qualche venerdì, fosse come fosse la gente di Konoha rimase molto stupita.
Erano le prime ore del pomeriggio quando Konoha fu pacificamente invasa dalla gente di Suna; con i loro abiti dai colori tenui si muovevano silenziosi e rapidi.
In un attimo montarono una tendopoli color sabbia; su ogni tenda spiccava un cartello su cui venivano elencate le specialità.
In ordinato silenzio lavorarono fino allo scendere del crepuscolo.
Non appena il cielo si oscurò decine di fuochi si accesero simultaneamente in un rullare crescente di tamburi.
La gente di Konoha, che già aveva seguito incuriosita le varie manovre pomeridiane, si affacciò dalle finestre, dalle porte.
La tendopoli color deserto aveva preso vita.
Su grandi falò vennero posti spiedi; interi animali cuocevano spandendo in giro il loro odore mescolato a quello delle spezie.
Gli abitanti della foglia scesero per le strade avvicinandosi alle tende, annusando gli odori.
Seguendo i cartelli indicatori, messi ad ogni crocicchio della tendopoli, le persone entrarono nella varie tende a curiosare.
In una tenda veniva servito succo di catus fermentato.
Un’altra ospitava un tiro al bersaglio con animali vivi.
Kunoichi , bardate con i pesanti abiti da deserto, si allenavano lottando tra di loro; quella sera si sarebbero esibite e volevano essere in forma.
Su un’ampia piattaforma tamburi suonavano una melodia ipnotica.
Le tende erano così tante da aver riempito tutte le principali strade del villaggio alleato.

- L’hokage sama mi farebbe l’onore di accompagnarmi alla sagra del rognone dei nostri villaggi riuniti? – In piedi davanti alla scrivania di Tsunade, Gaara con indosso uno yukata di un caldo marrone, attendeva.
Era entrato così silenziosamente che Tsunade non se n’era neanche accorta.
Trasalì; decisamente non avrebbe terminato il libro neanche quella sera.
- ..verrò a patto che il Kazekage non porti a spasso il suo cucciolo anche stanotte!
Gli occhi del giovane lampeggiarono; si esibì in un inchino formale e scortò la donna fuori dal palazzo, riuscendo ad imboccare la strada giusta.
Nella notte si spandeva un meraviglioso odore di arrosto.

Roma 22 ottobre 2007 ore 23.02