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Cadde a terra inciampando in una radice. Era veramente stanca eppure non poteva fermarsi. Si rialzò spolverandosi i pantaloni . Si guardò intorno cercando di orientarsi. Senza bussola e senza mappa, stava viaggiando alla cieca. Credeva di essere al sicuro, di averli seminati. Era stata l’eccessiva fiducia a perderla. Già, una costante della sua vita. Per fortuna aveva ancore le spade e la sacca dei medicinali. Arrancando arrivò in cima alla collina; da lì riusciva a spaziare con lo sguardo per alcuni chilometri. Osservò bene il paesaggio cercando di ricordare da quale parte fosse orientato il villaggio della foglia; le sembrava verso nord/est, ma non era sicura. Dov’era il nord? Doveva seguire il muschio sugli alberi, questo lo sapeva; le pareva di averlo fatto. Accidenti, era troppo approssimativa. Non poteva permetterselo. Doveva continuare a camminare o fermarsi per cercare di orientarsi con le stelle? Il pensiero la fece quasi sorridere. I suoi maestri le avevano insegnato quelle nozioni; l’orientamento, leggere una mappa, seguire le stelle... Ma a cosa serviva ad una principessa, erede al trono, imparare ad orientarsi con il sole, con le stelle? Se lo era domandato all’epoca. Con noncuranza aveva seguito le lezioni apprendendo il minimo indispensabile per passare gli esami. Bei tempi quelli, tempi spensierati, felici. Già, bei tempi: prendere lezione insieme ai cugini, giocare, confidarsi segreti e piccole cotte. Stancamente si sedette sull’erba; si stava bene in cima a quella collina. Da lì poteva dominare la vallata circostante; era così bella, invitante. C’erano solo poche case raggruppate vicino al fiume. Forse doveva andare lì, chiedere ospitalità per una notte… Guardò con desiderio le abitazioni mentre lo stomaco le brontolava dalla fame. Si alzò di scatto; aveva preso la sua decisione. Si sentiva più tranquilla, leggera. Sospirò immaginando di poter finalmente riposare in un letto, o magari su della paglia. Decisamente non era abituata a quella vita; dormire rannicchiata in una coperta con le spalle ad un albero, o nascosta in una grotta non faceva per lei. Era piena di dolori. Si alzò in piedi e sospirò stancamente; spolverò i pantaloni e si diresse a passo spedito verso l’invito delle case dai tetti rossi. Era quasi giunta a valle quando qualcosa la bloccò. Si guardò intorno senza scorgere nulla di strano; le case erano ancora distanti, ma riusciva distinguere gli abitanti intenti al lavoro. Più in là c’erano delle pecore al pascolo. Tutto sembrava tranquillo. Un senso di panico s’impadronì di lei; un nodo alla gola. Immediatamente le mani corsero alle spade che portava legate dietro la schiena. Rapidissima le sguainò mettendosi in guardia. Era una trappola, lo sapeva… era caduta in una trappola. Si bloccò cercando di calmarsi; respirò a fondo. Doveva sgombrare la mente. Chiuse gli occhi continuando a respirare . Pian piano l’angoscia smise di serrarle la gola. Si concentrò più a fondo pulendo la mente. Con grazia e decisione le mani si mossero stringendo l’elsa delle scimitarre; una andò a posizionarsi davanti al petto, l’altra ruotò a proteggere la schiena. Improvvisamente dentro di lei tutto sembrò acquietarsi; i suoi sensi erano all’erta pronti a percepire la minima variazione nell’aria, nell’erba attorno a sé. Immobile attese. Aspettava da quindici minuti, quando uno di loro, uno degli inseguitori mosse una mano. La sua mente, i suoi sensi registrarono la variazione avvenuta. Immediatamente li collocò nella sua mappa mentale; quadrante inferiore sinistro. Rimase immobile; non dovevano capire di essere stati scoperti. Doveva spostarsi di lì; era in mezzo al nulla e poteva essere circondata in un attimo. - Tu ragioni con lo stomaco, principessa!- Si disse maledicendo la sua debolezza. Pian piano spostò le mani riponendo con grazia le sciabole nel fodero. Le montagne, dietro di lei erano troppo lontane, il bosco alla sua destra le sembrava l’unica via di fuga. I ninjia si muovevano bene fra gli alberi, però. Solo il giorno precedente era stata quasi catturata. Continuò a camminare verso le case di fronte a lei. Non poteva infilarsi nel bosco ma …. La sua mente cercava disperatamente una via di fuga. Doveva concentrarsi, doveva pensare. Lottò per trattenere l’ansia, il panico che minacciava di sopraffarla. Se l’avessero presa sapeva benissimo quale sarebbe stata la sua sorte. Mantenne un passo regolare continuando a controllare la respirazione, doveva controllarla! Li sentiva muoversi rapidamente. Si stavano avvicinando. Ormai avevano rinunciato alla prudenza. - Pensa Stella del Mattino, pensa… - si disse guardandosi intorno alla disperata ricerca di una via di fuga. Aveva quasi raggiunto le prime case quando lo vide; pascolava tranquillo. Gli si avvicinò sottovento per non farsi fiutare. Sembrava un animale resistente. Toccò il muso del cavallo facendosi annusare, carezzandolo. Lui nitrì nervosamente richiamando l’attenzione di qualcuno che stava lavorando in un vicino campo. - Non abbiamo tempo, direi! - Rapidamente si issò sul dorso del cavallo stringendo forte le ginocchia per mantenersi salda. L’animale nitrì e s’impennò; inutilmente. Se c’era una cosa che Stella del Mattino sapeva fare era cavalcare; il suo popolo era rinomato come allevatore e domatore di bellissimi cavalli. Tenendosi salda strinse la criniera dell’animale facendolo partire al trotto. Era un animale robusto, non molto veloce; ma chi poteva permettersi di avere di meglio? - Al ladro! Gridò il contadino correndole incontro con il forcone alzato. La principessa si tolse di tasca un sacco di monete e lo tirò al povero uomo. Le dispiaceva essere così sgarbata, ma dopo quella terribile notte aveva lasciato le sue buone maniere al palazzo reale. Il cavallo era ancora restio ma Stella lo convinse con le buone maniera, con fermezza. Lo spinse al galoppo, cercando di mettere distanza fra sé e gli inseguitori. I ninja uscirono allo scoperto correndole dietro; erano una decina e stavano manovrando per tagliarle la strada. Si muovevano ad una velocità incredibile, in sincronia, saettando fra alberi, tetti, case, steccati. - …dai bello,…dai...- Stella si appiattì sul collo dell’animale. A quel punto non aveva idea dove stesse andando, doveva solo trovare un posto in cui anche i suoi inseguitori avessero difficoltà. Rise amaramente; e dove sono in difficoltà i ninja…forse al ballo di corte? Spronò il cavallo verso le montagne che aveva di fronte. Erano lontane all’orizzonte e prima c’era da attraversare un bosco poco fitto. Una valle si stendeva alla sua destra. Cosa doveva fare? Non fece in tempo a rispondere alla domanda che un fuda esplosivo fece imbizzarrire il cavallo. Stella mantenne il controllo puntando verso le montagne. I ninja avevano capito le sue intenzioni e la stavano spingendo verso un terreno a loro più congeniale. - Non penserete di vincere contro Hoshime , vero?- Gridò spronando il cavallo. L’animale tese i muscoli facendo un balzo avanti; correva a perdifiato. - Ancora venti minuti e poi sarai a pezzi bello mio! La principessa si terse il sudore studiando il terreno. Non le restavano opzioni. Spronò il cavallo guadagnando terreno; raggiunse la foresta ai piedi delle montagne con un discreto vantaggio. Scese al volo dal cavallo e si tuffò nel bosco tenendo d’occhio il sentiero. Sembrava una stradina molto usata e abbastanza agevole da percorrere. Doveva arrampicarsi in cima; forse avrebbe trovato una grotta, un posto in cui nascondersi. - Respira, respira…- si disse correndo a perdifiato su per la montagna. - Non perdere il fiato! Non si voltò indietro; non aveva bisogno di farlo. Sapeva quasi esattamente dove erano dislocati i suoi inseguitori. Per quanto fossero veloci lei aveva un vantaggio di quindici minuti, e doveva mantenerlo. - Concentrati, resipra… concentrati Hoshime! Hoshime… Solo Shiro la chiamava così: Shiro! Le comparve il volto del giovane davanti, il suo sorriso dolce. Raddoppiò i suoi sforzi , incurante dei rovi che le ferivano le braccia. Doveva farcela ad ogni costo, doveva arrivare a Konoha. Il sole era alto in cielo quando raggiunse la vetta; rapida si guardò attorno. “Un villaggio, protetto per tre lati dai monti , e su un lato una foresta. Sai sui monti più bassi sono scolpiti i volti dei nostri ninja più forti; gli hokage!” Shiro le aveva raccontato così tante cose su Konoha che poteva immaginare il villaggio, i suoi tetti rossi a punta, le costruzioni. - Shiro, ho perso la mappa, non ho la bussola… Shiro guidami tu a Konoha…Shiro!- Si morse le labbra continuando a guardarsi attorno. Doveva scegliere bene la direzione oppure avrebbe continuato a vagare in eterno. Improvvisamente, proprio verso sinistra, scorse in lontananza un villaggio che sembrava corrispondere alla descrizione. Cercò di memorizzarne la posizione, poi si precipitò verso l’altro versante della montagna. Tagliando per i sentieri montuosi avrebbe risparmiato strada. Il sole le dava il tormento e la sete non la lasciava un attimo. Era difficile cercare bacche muovendosi velocemente, ma doveva arrangiarsi. Camminò ancora per venti buoni minuti, quando il chioccolio di una fonte la distrasse. Sfinita dall’arsura cambiò direzione arrivando in pochi minuti ad un ruscello che scorreva poco distante. Si accosciò sulle rive esalando un respiro di sollievo. Sciacquò il viso le braccia, bevve avidamente. Doveva portare via un po’ d’acqua… - pensò. Ma quando si alzò per cercare qualcosa di utile, si rese conto di essere caduta in trappola. Erano appostati attorno a lei; non riusciva a vederli ma sapeva che l’avevano circondata. - Possiamo smetterla con questa farsa- esclamò cercando di mostrare un coraggio che sapeva di non avere Hoshime venderà cara la sua pelle. Estrasse con eleganza le sciabole mettendosi in posizione di difesa. Come materializzato dal nulla le apparve davanti un ninja; aveva un copri fronte con il simbolo della roccia. ll volto era coperto e i suoi occhi ardevano d’impazienza. Vostra maestà ci ha fatto faticare parecchio sussurrò guardandola lascivo credo che ci debba un po’ di divertimento… Altri uomini sbucarono dal nulla formando un anello intorno alla fanciulla. - Se vi arrendete, non vi faremo del male… - insistette uno degli uomini - …saremo gentili… - Mi sto annoiando!- Rispose secca, cercando di non lasciar tremare la voce. Tentò di calmarsi, poi assunse la posizione d’attacco, respirò a fondo cominciando a ruotare su se stessa; un passo dopo l’altro, le braccia seguivano il loro ritmo portate dai piedi, la testa si spostava con eleganza. Guardandola si poteva pensare che stesse danzando, ma quelle che teneva tra le mani, che faceva ruotare e muovere seguendo un preciso schema, quelle scimitarre erano letali. I ninja rimasero un istante incantati, poi quando le spade li scalfirono, quando il primo sangue fu versato , ricordarono il motivo per cui erano stati ingaggiati. Ognuno di loro sciorinò le proprie tecniche, cloni d’ombra, spade, lame, fuda esplosivi …tutto era permesso! Stella del mattino si adeguava ai loro spostamenti, cercava di comprenderne i movimenti così da trovarsi avvantaggiata. “La Danza delle Lune”, come veniva chiamata la sua tecnica con le scimitarre era stata concepita a scopo difensivo. Nel suo paese, nel Paese del Sole il potere si trasmetteva in via matriarcale, e spesso se non c’erano figlie femmine poteva passare a cugine più o meno vicine. C’erano stati molte sparizioni, morti sospette, tra le fanciulle della casata reale, tanto da indurre la regina Sole del Meriggio a inventare una tecnica di combattimento che permettesse alla candidata al trono di potersi difendere da sola. Da quel momento in poi, ogni principessa era stata addestrata a sopravvivere con le proprie forze , a combattere, a servirsi dei numerosi passaggi segreti per muoversi agevolmente nel castello e nella città e/o fuggire in caso di pericolo. L’innovazione era stata così ben appresa dalle candidate al trono, che molti complotti erano stati sventati in anticipo ,e nessuna regina più assassinata. Nessuna aspirante al tronos parì senza lasciare tracce. Nessun decesso sospetti. Da quasi cent’anni non c’era stata neanche una “contesa al trono”. Ma poi Frisa aveva deciso di rivendicare per sé il trono. Poteva farlo rivolgendosi al consiglio ed esponendo le sue ragioni; sarebbe stata ascoltata e se avesse avuto la maggioranza dei voti, avrebbe potuto diventare regina. Era giusto e legittimo. Era una legge scritta del Paese del Sole. Tutte le fanciulle della casa reale potevano ascendere al trono. Potevano. Sua cugina, però aveva deciso che voleva farlo e basta. Non aveva chiesto il permesso a nessuno. Agendo subdolamente Frisa, sua cugina carnale, aveva tramato per ucciderla. Con pazienza aveva spiato le sue mosse, le sue abitudini e poi… Aveva atteso che lei e Shiro uscissero per una delle solite passeggiate. Era una giornata così calma e tranquilla. Erano disarmati, Stella portava un cestino per il pic nic. Aveva preparato il pranzo e non vedeva l’ora di goderselo. Così avevano passeggiato, si erano sistemati vicino ad un torrente com’era loro abitudine, e lì era scattata la trappola. Solo la presenza di spirito, il coraggio di Shiro le avevano permesso di fuggire. Di rifugiarsi nel passaggio segreto, di vestirsi , armarsi e partire per Konoha. - Devi vivere, devi tornare da regina! Le aveva carezzato il volto prima di voltarsi per combattere - …vai a Konoha, è il mio villaggio. Ti aiuteranno! Stella lo aveva abbracciato: non voleva perderlo, era meglio morire con lui. Che senso aveva la vita senza di lui? Ma Shiro non l’aveva permesso, e lei non poteva dimenticarlo. Si era assunta il suo fardello, i suoi doveri di erede al trono ed era partita per Konoha. Perché le cose non si potevano appianare parlando, perché era necessario ricorrere alle armi? Se lo chiese ancora una volta, lottando per quella vita che le era stata donata per ben due volte. Sebbene fosse stanca, addolorata, doveva combattere con tutte le sue forze in memoria di Shiro. Sapeva di non essere all’altezza di Frisa; sua cugina possedeva una mente atta la comando, all’intrigo. Sempre si era mossa con adeguata circospezione, studiando sodo, facendosi benvolere, preparando il terreno in caso di un’eventuale dipartita dell’erede. Così ora che Stella del Mattino era sparita , lei era l’erede designata. - Mai ! Si disse la principessa chiudendo la difesa; I kunai , gli shuriken lanciati dai ninja caddero a terra. Non lo permetterò mai a chi ha ucciso Shiro. Tornerò per punirti maledetta arpia! Cambiò schema di movimento; senza una sbavatura, con un’eleganza e una parsimonia di movimenti che non ricordava di avere, la fanciulla cercò di avanzare per trovare una via di fuga nel circolo degli attaccanti. Le mani, le braccia, le gambe della ragazza si muovevano all’unisono parando i colpi, saggiando le difese altrui. Sentì il suo tempo assottigliarsi; a quel ritmo di combattimento le restavano venti minuti al massimo. Sapeva di non poter resistere l lungo, la stanchezza e la differenza numerica giocavano a suo sfavore. Tranciò al volo un fuda esplosivo badando a non scoprirsi troppo. Aveva cercato diverse volte di spezzare l’anello degli attaccanti, ma senza grossi risultati. Aveva ferito qualcuno. Il veleno paralizzante sulle lame l’aveva illusa: si era spostata di un paio di metri e il cerchio si era stretto ancora di più. - Cosa altro poteva fare, cosa?- Shiro , aiutami ancora, aiutami!- Gridò al cielo azzurro. Quel cielo terso, azzurro, impietoso. Qualcosa oscurò per un istante il sole; poi kunai, shuriken e vari armi si eressero come una cortina tra lei e i suoi assalitori. Una fanciulla vestita alla cinese sembrò apparire dal nulla; aveva i capelli rialzati in due crocchie ai lati della testa e si muoveva con eleganza e agilità manovrando abilmente le armi che estraeva da un grosso rotolo di pergamena. Immediatamente a lei si unirono un ragazzo vestito di verde e uno di bianco. Combattevano in maniera totalmente diversa eppure letale. Il giovane in verde era agile e si muoveva con una rapidità impressionante. Non usava altre armi che il suo taijutsu, il suo corpo. Era una furia senza pari. Al contrario, la tecnica difensiva dell’altro era basata su movimenti circolari e su particolare gioco delle mani che sembravano colpire in maniera molto efficace il nemico. Hoshime era muta dallo stupore. Contrariamente a tutte le regole, aveva abbassato la guardia e se ne stava con le braccia pendule guardando i ninja di Konoha in azione. Perché non c’era dubbio alcuno, quelle tecniche eleganti potevano solo provenire dal villaggio della foglia. Shiro gliene aveva parlato così tanto che le pareva di esserci già stata. Improvvisamente i ninja della roccia si dispersero fuggendo nel bosco. Sarebbero ritornati, era sicuro..ma almeno per il momento… per un po’….- alla principessa scesero le lacrime dagli occhi . - Tutto bene? .- La fanciulla si rivolse a lei. Aveva l’aria preoccupata. - …grazie, grazie…- ..pensavo che questa volta mi avrebbero presa e allora…- chissà perché continuava a piangere mentre avrebbe voluto sorridere, ringraziare. - Tutto a posto? Il ragazzo in verde si avvicinò premuroso mentre l’altro si guardava attorno . - Scusate..grazie!- Hoshime si terse le lacrime - …voi siete di Konoha vero? - Li osservò attentamente ancora incredula per l’abilità dimostratele poc’anzi. Shiro non aveva esagerato! - Ti hanno fatto del male? Sei ferita ? Insistette il giovane in verde osservando la ragazza stramente abbigliata che aveva davanti; teneva in mano due magnifiche scimitarre ma sembrava essersene dimenticata. Siete di Konoha, riconosco il copri fronte…. senza volerlo alzò un braccio puntando la spada contro il volto delle ragazza . Stupita si guardò le mani ; si accorse di avere ancora le armi strette in pugno. Con un gesto d’orrore lasciò cadere le scimitarre sul prato. . Il nodo di tensione che l’aveva accompagnata in quei terribili giorni si sciolse; si lasciò cadere a terra e scoppiò in lacrime. - Dobbiamo levarci di qui il giovane in bianco controllò attentamente una parte specifica del bosco. - D’accordo!- Con un luccichio spavaldo il ragazzo in verde fece salire sulle sue spalle la straniera. - Aspetta Lee La fanciulla, Tenten, raccolse le armi da terra e dopo averle rimirate con una punta d’invidia, le infilò nei foderi che la ragazza portava dietro la schiena. - Seguitemi Neji controllò la direzione da prendere e fece strada. Con il byakugan poteva controllare un paio di chilometri avanti a sé. Muovendosi abilmente da un ramo all’altro, da un albero all’altro i ragazzi di Konoha si diressero al loro villaggio usando vie traverse . I ninja delle rocce erano alle loro costole, ma arrivati alle porte di Konoha si fermarono in attesa. I tre raggiunsero il palazzo dell’hokage; sicuramente lei avrebbe saputi come comportarsi con la sconosciuta. ![]() Li accolse Shizune, che dopo aver ascoltato le spiegazioni della squadra, entrò da Tsunadesama. Rock Lee depositò aiutò la principessa a scendere; era un po’ malferma sulle gambe e molto pallida. Improvvisamente le forze l’avevano abbandonata; si sentiva svenire. -Tranquilla, -il giovane in verde la sostenne - ..ora parlerai con l’hokage e vderai… La fanciulla gli strinse forte la mano, poi guardò verso Neji e Tenten rimasti un po’ in disparte. Perdonatemi se mi sono comportata da sciocca! Vi ringrazio per avermi salvata. Io cercherò, vi restituirò il favore! - Non è necessario, da quanto ho capito sei una cliente, perciò salvarti è un dovere!- Ribadì il giovane in bianco in tono secco. - …ci stavamo allenando e Neji ti ha visto…- continuò Tenten sorridendo. -Dovevamo proprio aiutarti! - Ci alleniamo tanto per diventare più forti, per combattere al meglio!- Aggiunse Rock Lee guardando la fanciulla spaurita. Lei gli sorrise dolcemente; gli teneva stretta la mano. Era sicura che se lo avesse lasciato andare sarebbe crollata in terra. Era lui che la sosteneva. Shizune aperse la porta facendo cenno alla fanciulla d accomodarsi- Io…io vorrei che loro venissero con me, per favore! La donna li guardò, soprattutto vide come la straniera si sostenesse a Rock Lee; sembrava attingere da lui la forza per parlare. - Va bene entrate!- Si scansò lasciandoli passare; Tsunade sama avrebbe compreso tutto al volo. Non le sembrava vero, era stato così semplice. Si accocolò per bene nel futon profumato e morbido; era ospite di Tenten e si sentiva straordinariamente bene. Aveva fatto un bel bagno rilassante alle terme e poi Tenten le aveva prestato un comodo yukata. Insieme avevano preparato la cena. Era così facile parlare con quella ragazza; pur essendo orfana era una fanciulla allegra e disponibile. Sospirò. Aveva passato un brutto momento nell’ufficio di Tsunade sama. Raccontare dell’agguato, della morte di Shiro le era pesato enormemente. Eppure ce l’aveva fatta grazie alla stetta di quel giovane, di Rock Lee. Lui non le aveva lasciato la mano nenache per un attimo; l’aveva tenuta trasmettendole la forza, il coraggio per non lasciarsi andare. (continua) |
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