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Il giovane rimase immobile davanti allo specchio ; si fissò gli occhi bistrati di scarlatto Il suo volto si sovrappose a quello dell’altro. Non si era mai accorto della somiglianza. Poggiò le mani sullo specchio , sul viso riflesso. Era il suo volto, eppure era quello dell’altro. La forma del viso, degli occhi, erano così simili. Quando aveva cominciato a somigliargli? Quand’è che Gaara era diventato così..così.. Cercò le parole passando le dita sul contorno del viso allo specchio. Il piccolo Gaara, il suo fratellastro reietto, sanguinario. Il fratello di cui avere il terrore, da odiare. Quel bambino dai capelli rossi e il viso pallido, quegli occhi chiari pieni di rabbia , di terrore.. - ..fratello…- poggiò la fronte sullo specchio - ..improvvisamente il ricordo di Gaara bambino gli faceva male al cuore. La vita era stata dura con lui, troppo dura per un bambino. Era sempre stato solo, scansato da tutti… Kankurou si sentì improvvisamente triste; il cuore pesante. -…ehi sei pronto?- La voce di Temari lo fece sussultare. - Eccomi ! Prese il kajal rosso finendo di disegnare la maschera da guerra. Ad ogni tratto rosso che aggiungeva diventava diverso. Ogni segno lo allontanava dal fratello. Ogni segno creava la distanza tra lui e Gaara. La giusta distanza. - ..questo sarebbe il meglio che riesci a fare?!- Acchiappò il fratello per i capelli costringendolo a guardare il bersaglio antropomorfo. ..persino i ragazzini dell’accademia riescono a fare di più. Lanciando così gli shuriken e i kunai ti illudi di avere la speranza di spaventare qualcuno? Il giovane dai capelli rossi tacque. Imparare si stava rivelando più duro del previsto. In realtà non si era mai allenato in vita sua, a cosa sarebbe servito? Non aveva mai avuto bisogno di avere armi. -….non hai sentito una parola di quello che ho detto vero bamboccio?- Kankurou lo scosse con una sventola sulla guancia - …preaparati..- Con uno spintone scansò il fratello sparendo in mezzo agli alberi. Gaara tolse velocemente le armi dal bersaglio e si preparò per l’attacco. - Concentrati…- si disse scacciando dalla mente i pensieri superflui. Questa volta doveva farcela, assolutamente. Attese per minuti, secondi , un tempo interminabile finchè una manciata di kunai non lo sfiorò. Riuscì ad evitarli finendo nella traiettoria degli shuriken del fratello. Scansò anche quelli spostandosi velocemente in una zona dove poter contrattaccare. Si mise al riparo di alcune rocce cercando di individuare Kankurou. La sabbia gli pizzicava gli occhi! Era una cosa buffa da pensare, per chi come lui era vissuto insieme al demone della sabbia. Però, da quando era stato separato da Shukaku si sentiva una persona diversa. La gente lo trattava differentemente e lui era contento e smarrito nello stesso tempo. Adesso poteva ricominciare da capo, gli era stata data una seconda possibilità e non doveva lasciarsela sfuggire. Sentì un braccio serrargli la gola - ...bravo, vedo che sei attento..- Kankurou gli era arrivato da dietro senza che neanche se ne accorgesse. Sentì un morso nelle viscere, come se qualcuno gli avesse sferrato un pugno: lo aveva deluso, lo aveva deluso anche stavolta. Aveva deluso suo fratello. Irrigidì la mascella; con le mani, coi denti cercò di liberarsi della stretta del marionettista. Il braccio che gli cingeva la gola era forte, duro come l’acciaio. Tutto il suo piccolo corpo aderiva a quello del fratello: la sua schiena sul petto ampio dell’altro. Era una sensazione ..strana… Aveva sempre guardato distrattamente Kankourou, non si era mai reso conto di quanto fosse potente. Ora paragonato a lui si sentiva un ragazzino fragile e debole. Kankurou mantenne la presa ma senza stringere- …sei ancora il Kazekage di questo villaggio, non puoi permetterti di essere debole!- Gaara arrossì - ….lo so fratello… - Bene! - Kankourou lo spinse lontano da sé- ..era turbato, molto turbato - ..allenati ancora con le armi. …e ti avverto distolse lo sguardo - ..stai in guardia perché sei sempre sotto il mio attacco capito? Non attese che il fratello gli rispondesse; voltatosi se ne andò. Era vero, non era passata una settimana da quando Gaara era tornato dal mondo dei morti. Il suo fratellino era stato ucciso per mano dell’Akatsuki. Il solo pensiero gli annebbiò la mente. Era stato Sasori della sabbia a spezzare le difese di Suna, a far entrare Deidara nel villaggio.. Maledetta Akatsuki. Maledetti tutti, compreso suo padre. Come aveva potuto sigillare Shukaku dentro Gaara. Forse non si sarebbe fatto scrupolo di sigillarlo anche dentro di lui se avesse avuto la possibilità. Certa gente vive solo per il potere, questo lo sapeva. Solo per il potere. Il potere che aveva portato Gaara ad una vita d’inferno e poi alla morte. Rabbrividì al pensiero. Si svegliò in preda all’ansia. Si alzò e cautamente entrò nella stanza accanto; Gaara se la dormiva beato. Quanti anni erano che non chiudeva occhio? - ..troppi per un bimbo!- Non potè resistere. Si sedette sul bordo del letto fissando il volto eburneo del dormiente, le sue braccia sottili, le sue mani. Stava per toccarle quando il fratello gli puntò un kunai alla gola.- Sei stato imprudente Kankurou!- Esclamò soddisfatto il giovane. Seppure sorpreso ,Kankurou riprese il dominio della situazione facendo saltare di mano il kunai al fratello e impugnandolo lui stesso. Anche tu Gaara, avrei potuto strangolarti dieci volte. Il rossino si ranicchiò su se stesso, poi con movimento rapido si sottrasse alla presa del fratello mettendosi sul lato opposto della stanza. Kankourou lo seguiva con gli occhi rimanendo in paziente attesa. Gaara sfruttò il margine concesso. Immediatamente fece piovere sul fratello shuriken e kunai. Il marionettista li evitò tutti senza accorgersi della rete che da dietro gli cadde addosso. Gaara l’aveva evocata da un rotolo mentre lui era impegnato a schivare le armi. Bella pensata. La rete aveva dei pesi attaccati e gli aderiva addosso bloccandolo; lavorando con delle il kunai e con le mani riuscì a liberarsi, ma nel frattempo suo fratello aveva creato un jutsu; doveva essere un genjutsu visto che si ritrovò circondato da una distesa di sabbia. Un jutsu illusorio..ma bene Il ragazzino imparava alla svelta. Si sentì inorgoglire al pensiero; non voleva essere più forte di Gaara! Non sopportava di vederlo debole e insicuro. Un vento caldo, una manata di sabbia lo colpì forte in volto. Alla faccia del jutsu..-…ma bene…allora fai il gioco duro! Con un gesto automatico mosse le mani per cercare Karasu… In quel momento si rese conto di avere addosso solo i pantaloni e la maglietta. Quando aveva pensato di controllare Gaara stava per mettersi a dormire… In effetti doveva solo sciacquarsi il viso. Ma che bel ninja che era! Farsi cogliere impreparato dal fratellino… Bene Kankurou continua così che vai forte..- si disse ridacchiando tra di sé. Vediamo un po’.. Strinse il kunai e chiudendo gli occhi cominciò a muoversi cautamente. Doveva trovare una delle pareti; gli sarebbero servite per orientarsi. Ma Gaara doveva aver pensato anche a questo, perché un forte vento imperversava sbatacchiandolo e confondendolo. La sabbia s’infilava dappertutto, anche negli occhi serrati. Quasi non riusciva a respirare. Si accasciò a terra coprendosi il volto. Il vento continuava a soffiare, ma stando in basso riusciva a ripararsi meglio. Accidenti ,quel genjutsu lo stava mettendo in seria difficoltà. Ma guarda un po’. Doveva trovare Gaara… Sputò la sabbia che gli entrava in bocca e si ranicchiò su se stesso. Doveva pensare. Doveva uscire. Doveva trovare Gaara. Dove poteva nascondersi ? Dove… Colto da un’idea alzò la testa. Parandosi il viso, gli occhi, con le mani scrutò il vento. Cercò di distinguerne le folate, la direzione, finchè non riuscì a trovare l’origine. Almeno sperava. Si ranicchiò di nuovo, e quando si fu riposato qualche minuto riprovò a guardare nel vento. Si accosciò; era l’ultima volta..quella decisiva. Impugnò il kunai e si rialzò di nuovo; scrutò nel vento e presa la mira lanciò l’unica arma a disposizione. Come previsto, il vento cessò immediatamente e con esso il jutsu. Kankurou si ritrovò in ginocchio sul pavimento della stanza. Davanti a lui Gaara stava osservando il proprio braccio, nel punto in cui si era piantato il kunai; dalla ferita sgorgava sangue rosso che colava lungo il braccio. Gocciolava a terra formando una piccola pozza. Kankurou rimase alibito. Non aveva mai visto il sangue del fratello. Era rosso.. - ..oddio sono scemo!- Si disse il giovane stropicciandosi gli occhi - …tutti hanno il sangue rosso..ma che vado a pensare! Si avvicinò al fratellino e preso un pezzo di stoffa gli tamponò la ferita estraendo il kunai. - Dai andiamo di là che ti medico!- Lo prese sottobraccio portandolo in bagno. Il giovane sembrava stravolto. Si passò la mano sul braccio; la ritrasse sporca di sangue. Se la portò al viso e la annusò, la guardò attentamente. Improvvisamente le lacrime gli bagnarono il viso. - Ehi perché piangi, mica ti fa così male no?- Kankurou strinse più forte il fratello: magari era sotto choc per via del sangue. Il ragazzo lo guardò con occhi smarriti - …questo mio sangue è uguale al tuo, a quello degli altri… Questo dolore, questo sgomento è uguale anche per le altre persone… Cominciò a piangere disperato. Il fratello lo guardò stravolto; cosa stava succedendo? Gaara singhiozzava forte. Il marionettista non sapeva che pesci pigliare. Lo portò in bagno e cominciò a pulirgli il braccio. Il ragazzino sembrava incurante di tutto. Piangeva e piangeva come se dovesse versare tutte le lacrime che da anni aveva trattenuto. - Perché fai così..- gli chiese Kankurou completando la medicazione - Non è il dolore.. - ..ti sbagli..- sussurrò Gaara stringendo forte la ferita - ..è il dolore della consapevolezza .Il dolore della comprensione!- Guardò il fratello che l’osservava preoccupato e smarrito .- Finora a sanguinare era solo il mio cuore. Allora ho sparso dolore per far soffrire gli altri. Ma così facendo non ho solo ferito gli altri, li ho anche fatti sanguinare, hanno provato dolore, si sono disperati e sono morti. Io li ho uccisi senza conoscere il dolore vero. - Sono un assassino! -Si portò le mani al viso singhiozzando. - ..basta, basta..falla finita!- Urlò il fratello esasperato, sgomento. Frigni come una femminuccia, se veramente sei pentito datti da fare. Mi ci sono voluti dieci minuti per sconfiggerti, ed ero anche disarmato! Gaara sembrava non prestargli ascolto; piangeva le sue lacrime, incurante di tutto e tutti. - Smettila, smettila!- urlò Kank. Vederlo in quello stato lo..innervosiva - Gaara smettila lo afferrò per il collo della maglia scuotendolo. - Cosa vuoi da me? Cosa? Il rossino gli puntò in viso gli occhi chiari, pieni di lacrime. Perché vuoi prenderti il mio dolore?- Kank s’infuriò; senza pensare si avventò su l fratello prendendolo a schiaffi, a botte, a calci. Quel maledetto ragazzino che aveva sparso il sangue di tanta gente, quel bambino..come poteva permettersi di piangere ora..ora.. I morti reclamavano vendetta, reclamavano la sua testa e lui pensava di risolvere tutto piangendo. Versava lacrime per i morti. Gaara si accasciò scivolando a terra, ma la furia del fratello era fuori controllo: voleva annientarlo. Uccidere quel mostro che aveva portato con sé solo morte e dolore. Strinse la mano a pugno pronto a colpirlo di nuovo; poi lo vide. Sembrava così disperato; un mucchi o di stracci, un fagotto, una creatura inerme. Venuto al mondo senza gioia, per il dolore suo e degli altri. Improvvisamente l’ira lo abbandonò. Si chinò e prese tra le braccia il fratello. Era così leggero, fragile. Pochi mesi prima quella creatura era il terrore di Suna e dei dintorni: ora piangeva e singhiozzava . Lo portò su letto e poi gli si stese accanto abbracciandolo. Il corpo del ragazzo si rilassò lentamente; pian piano le lacrime cessarono mentre le braccia del fratello lo stringevano in un dolce abbraccio. Kank chiuse gli occhi sentendo il calore dell’altro invadergli lentamente il corpo. Era una sensazione inebriante e pure rilassante; non aveva mai provato nulla di simile….non aveva mai abbracciato nessuno così. Sospirò mentre il corpo tra le sue braccia si faceva più morbido , caldo. Quando si svegliò pensò di aver sognato; solo una macchia di sangue sulle lenzuola gli ricordò gli avvenimenti della sera precedente. Rabbrividì cercando il calore di Kank. Ma lui se ne era andato. Tese la mano passandola sul lenzuolo tiepido; solo un momento prima era ancora con lui . Si alzò dal letto guardandosi attorno; per la prima volta vide la sua stanza per quel che era. Non gli piacque, non gli piacque quel vuoto, quell’assenza di emozioni che aveva caratterizzato così a lungo la sua vita. Guardò le pareti nude, i due mobili vecchi e tarlati che facevano presenza nella camera. Più che una camera pareva una …pensò al termine più adatto ad una simile stanza . Si guardò attorno e automaticamente strinse le braccia attorno al corpo per scaldarsi -…è fredda, questa stanza è fredda…vuota. Ecco il termine: vuota. Anche il suo cuore era vuoto, vuoto e freddo. Rabbrividì sentendo gli occhi bruciargli dalle lacrime. Era così vuoto, vuoto dentro: niente riempiva il suo cuore , la sua anima… Vuoto. La parola, il pensiero gli riecheggiò nella mente . Era vuoto, il suo cuore, era vuoto così freddo… Un pensiero leggero gli attraversò la mente, un pensiero caldo, pieno di luce. Il suo corpo ricordava ancora le braccia forti di Kankurou, il suo corpo, il dolce tepore. Aveva un fratello. Aveva una sorella. Spesso li aveva indotti ad odiarlo, ma ora poteva rimediare. Se non era troppo tardi poteva sperare; forse qualcuno poteva ancora provare amore per lui. ![]() Kankurou si lavò la faccia per l’ennesima volta. - …assurdo..assurdo..- mormorò infuriato e quasi spaventato. Era mezz’ora che cercava di disegnarsi la maschera da guerra e ogni volta sbagliava qualcosa, ogni volta risultava asimmetrica, incompleta, sbavata… Era qualcosa che andava al di là di ogni comprensione, di ogni logica. Si dipingeva il viso da quando era piccolo; aveva inventato la sua prima maschera da guerra a cinque anni. Si dipingeva il viso per combattere, per incutere terrore nei nemici, per proteggere se stesso dalla paura, dalle emozioni che avrebbero potuto farlo vacillare… Ed ora! Prese il mano il kajal rosso specchiandosi: lo vide di nuovo. Vide di nuovo quel viso così familiare e così diverso. Nello specchio gli occhi si schiarirono, diventando gli occhi di lui. La mano con cui teneva il kajal ebbe un tremito leggero, appena percettibile . La poggiò sullo specchio , sul viso dell’altro. Da un po’ di tempo non faceva che pensare a lui, a suo fratello. Non riusciva a spiegarsene il motivo, sapeva solo che questo continuo rimuginìo lo stava facendo andare fuori di matto. - ..fratello..posso entrare..?- Quasi fosse stato chiamato Gaara aprì la porta. Una strana urgenza lo aveva fatto uscire alla ricerca di Kankurou. I due si fronteggiarono ; nell’aria la tensione era palpabile. Kankurou sentiva il cuore scoppiargli in petto. Lentamente posò il kajal sul mobile, doveva dominarsi doveva essere freddo,forte. Cosa vuoi ? domandò cercando di non guardare l’altro.- Non poteva cedere!Era il fratello maggiore! - Cosa voglio…?- Il giovane rimase sulla soglia guardando Kankurou. Più lo guardava più si sentiva strano. Alzò la testa e i suoi occhi incontrarono quelli scuri di lui. Occhi così caldi, luminosi, sembravano trasmettere forza. Quasi ne fosse attratto il giovane si avvicinò trovandosi di fronte al fratello; sfiorandolo. La tensione era palpabile. Kankurou si morse a sangue le labbra; non ne poteva più! Guardò il giovane così vicino, sentì l’ardore del suo corpo; con un gesto istintivo allungò le braccia stringendolo a sè. Gaara s’irrigidì mentre le braccia dell’altro lo avvolgevano in un abbraccio . Il marionettista posò la testa sulla spalla dell’altro rimanendo in silenzio, appagato da quel contatto. Non era questo che il suo cuore desiderava, non era questo che il suo corpo anelava, ma questo era quanto la ragione potesse offrire. Tra poco probabilmente Gaara lo avrebbe scacciato, si sarebbe infuriato! Ma questo non aveva importanza. Non più almeno! Adesso che aveva ritrovato Gaara, adesso che si erano capiti, ora sentiva di poterlo amare senza rimpianti. Improvvisamente Kankuoru sentì la mano del fratello sfiorare i suoi capelli; non si mosse per paura che quel breve contatto potesse aver fine. - …dentro di me…io sento, come se niente, nessuno potesse farmi del male…- sussurrò il giovane dai capelli rossi - …anche se non ho più con me Shukaku, io...io non ho paura..adesso che sono con te nessuno può farmi del male!- Scostò la testa del fratello e impresse sulle sue labbra un dolcissimo bacio. ![]() Roma 22 ottobre 2007 ore 22.17 |
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